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14/12/2018 - LA MIA ESPERIENZA IN GIAPPONE

Queste tre settimane circa in Giappone sono davvero volate. Ciò che ricorderò e racconterò, una volta a casa, saranno le emozioni che mi ha trasmesso questo meraviglioso Paese vestito d’autunno. Le foglie d’acero di tutte le sfumature di rosso, arancione e giallo che vengono trasportate in una giornata di vento e si vanno a posare sulla piccola via che conduce ad un tempio, sulla statua di Buddah con gli occhi socchiusi e sulle strade trafficate della città.
Kyoto è lo scrigno che racchiude il Giappone che amo. Antica capitale dal fascino intramontabile nella quale ogni dettaglio cela una storia millenaria o una leggenda su samurai, divinità e buona sorte. Passeggiare nell’antico quartiere di Higashiyama, contemplare il complesso di templi Kiyomizu Dera o addentrarsi nella foresta di bambù di Arashiyama sono solo alcune delle esperienze magiche che la città permette di vivere. Sembra sempre di trovarsi all’interno di una bella cartolina dove ogni elemento è collocato in modo armonico.
È proprio il lato storico e più romantico di questo Paese ad ammaliarmi, quello che si ritrova nella equilibrata filosofia dei monaci, negli articolatissimi obi del kimono e nel profumo di incenso che impregna i santuari.
Ho avuto l’opportunità di provare, tra le altre, la speciale esperienza di dormire in uno splendido tempio non distante da Nara. Siamo arrivati di sera ed il nostro percorso è stato illuminato da file di lanterne accese, ma è stato il mattino successivo ad essermi rimasto impresso. Sveglia alle 5 per partecipare al rito buddista di purificazione: un turbinio di canti, ritmo di tamburi, preghiere, fumi e profumi davvero intensi e coinvolgenti. Tutto ciò è stato sublimato dallo spettacolo dell’alba che è sorta alla fine del rito. Una palla di fuoco in un mare di nuvole che ha dato nuova vita ai brillanti colori del tempio. Immagini difficili da dimenticare.
Ma una delle peculiarità del Giappone è che, a fianco a questo lato dal fascino antico, si ritrovano aspetti ultra moderni e tecnologici. Penso allora alla scintillante Tokyo e alle luci al neon di Shibuya, con i 2 milioni di persone che ogni giorno corrono veloci sulle strisce pedonali dell’incrocio più trafficato del mondo.
Mi viene in mente, dunque, che sono i contrasti quelli che colorano con le loro tinte forti i miei ricordi del Paese del Sol Levante, insieme all’educazione delle persone che non pronunciano mai una frase che non contenga almeno un “arigato gozaimasu” ed un “onegaishimasu”.

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