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20/11/2018 - BOGOTA'

Bogotá è la città che non ti aspetti, nel bene e nel male.
La capitale della Colombia si è portata appresso per anni la fama di città pericolosa, per via del crimine organizzato e degli innumerevoli episodi di violenza che rendevano le sue strade poco sicure, tenendo alla larga i comuni turisti che certo non si arrischiavano a visitare una città che era considerata tra le più pericolose al mondo.
Oggi le cose sono cambiate grazie ad una serie di iniziative che l’hanno resa una meta più tranquilla, anche se è comunque necessario prestare attenzione, come si raccomandano spesso le persone del posto. I punti di maggior interesse come il centro storico coloniale, il quartiere La Candelaria, Piazza Bolivar, il Monastero Monserrat, sono costantemente pattugliati dalla polizia, per scongiurare anche il più banale ma spiacevole scippo.
La città si offre ai visitatori in tutta la sua “bellezza”, che io ho trovato relativa, al di sotto delle aspettative che mi ero fatta leggendo articoli di blogger e reportage di viaggio e guardando fotografie che ritraevano scorci piacevoli, colorati, ma pur sempre solo scorci, ovvero porzioni di un panorama urbano piuttosto piatto; anche all’interno di La Candelaria, il quartiere più caratteristico, storico, con i suoi bassi palazzi variopinti di epoca coloniale ci sono poche vie che effettivamente soddisfano l’immaginario, almeno il mio.
Di grande effetto invece sono i murales che colorano le pareti della città, molti si sviluppano su pareti ampie e sono delle vere e proprie opere d’arte. A seguito di uno spiacevole episodio occorso nel 2011, quando l’artista sedicenne Diego Felipe Becerra, conosciuto come Tripido era stato freddato dalla polizia, la comunità era insorta e Bogotá si è trasformata in una delle città più aperte alla Street Art, tanto da richiamare artisti di fama internazionale.
I murales non hanno censure, sono un’esternazione degli umori che serpeggiano in città, mute ma roboanti grida che spesso manifestano il disagio e le difficoltà del vivere in una città che comunque è complicata. Viverla da viaggiatore di passaggio permette di prendere il meglio di questa metropoli nella quale accanto alle moderne università, se ne contano circa cinquanta, sorgono baraccopoli dove il tenore di vita è assai semplice, creando terreno fertile per una criminalità che può esprimersi in maniera molto cruenta.
Ci sono poi i quartieri residenziali, tranquilli, altolocati, caratterizzati soprattutto da palazzi lineari in mattoni rossi, improntati sullo stile di Le Corbusier, e da numerose aree verdi, centri commerciali e bei negozi e café dove gustare un buon caffè colombiano, un tinto, lungo e aromatico. Al mattino si vedono molti dog-sitter che portano a spasso gruppi disciplinati di cinque, sei cani di razza, pasciuti e dal pelo lucido, che fanno la loro passeggiata nelle ordinate calles dei quartieri in e alla domenica oltre cento chilometri di strade vengono chiusi al traffico e riservati a pedoni e ciclisti che possono riappropriarsi di una città normalmente caotica e dal traffico snervante.
Bogotá è una città eclettica con tanti volti diversi, seducente se se ne coglie il fascino e le persone che abbiamo incontrato ci hanno sempre colpito positivamente per la loro gentilezza e disponibilità, per il loro temperamento pacato a dispetto dell’immagine caricaturale e stereotipata che ne danno certe serie televisive incentrate su personaggi discutibili che sono diventate delle altrettanto discutibili icone, come il trafficante e pluriomicida Pablo Escobar.
Salendo al Santuario di Monserrate che sorge sull’omonimo monte, si può osservare la città in tutto il suo sviluppo, la si vede distendersi sui morbidi declivi che caratterizzano l’altopiano in cui si sviluppa; a me ha ricordato una creatura gelatinosa e grigiastra, una sorta di medusa collassata sul terreno, che respira a fatica soffocata da un cielo grigio e pesante, le mie compagne di viaggio invece hanno apprezzato moltissimo il panorama, trovando la città bella e dedicandole decine di scatti fotografici. Sarei ingiusta se lapidaria dicessi che Bogotá è brutta, ma sarei bugiarda se dicessi di averla trovata bella, è certamente una città che divide, anche solo per questo, forse, merita di essere visitata.

Chiara



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