1A CLASSE - ALVIERO MARTINIRICOLARTL 102.5HOTELPLANMITSUBISHISHISEIDOAITRETHIOPIAN AIRLINESTOURING CLUB ITALIANOESERCITO ITALIANO

22/07/2017 - La settimana di addestramento

E’ la prima mattina in cui ci svegliamo in hotel. Tutte noi abbiamo la sera prima siamo letteralmente crollate finalmente nei nostri letti e abbiamo dormito come ghiri fino alle 8.00 quando abbiamo ricevuto il buongiorno tramite la radio dal nostro capo spedizione. Credo avremmo potuto dormire fino addirittura al mattino seguente tanta era la stanchezza accumulata nel week-end, ma era giunta l’ora di rimboccarsi le maniche e dimostrare di essere le giuste Donnavventura. Avevamo solo 7 giorni per farlo! Dopo esserci rimpinzate con una ricca colazione, abbiamo conosciuto Riccardo, il nostro test driver, che prima ci ha dato un’infarinatura generale riguardo alle norme da rispettare per una guida sicura e delle nozioni riguardo alla meccanica dell’auto e successivamente ci ha messo alla guida. Le cose da ricordare erano davvero tante e sembrava che ci fossero scappate già dalla mente, ma quando poco dopo ci siamo messe, una alla volta, al volante tutto è tornato alla memoria e ci siamo sbizzarrite con una guida sportiva ed avventurosa nella natura valdostana.
Mentre qualcuna guidava, le altre si sono dedicate ad un tipo di guida un po’ diversa… quella equestre! Ad ognuna di noi è stato affidato un cavallo, alle meno fortunate come alla sottoscritta ne è capitato uno goloso come pochi che trovava ad ogni passo l’occasione per fermarsi e trangugiare erba su erba. Ho provato a contrastarlo, ma la forza della sua fame era imbattibile!
Dopo questa mattinata intensa, siamo tornate alla nostra sede per pranzare ed allestire il materiale che ci sarebbe poi servito nel pomeriggio. Abbiamo trascorso le ore più calde della giornata facendo uno shooting con tutti i capi d’abbigliamento firmati Alviero Martini destinati alla spedizione. Costumi interi e a due pezzi, pantaloni, maglie, camicie, canotte e scarpe, insomma, di tutti i gusti!
Per quanto sembri che scattare foto sia qualcosa che richieda poche energie, al contrario ne richiede molte e siamo arrivate a sera stanche ed abbrustolite dal sole. Dopo cena, con una camomilla ben zuccherata al nostro seguito, ci siamo dedicate al lavoro: scrittura dei diari di viaggio, post produzione foto e video. Abbiamo tirato fino a tarda sera e abbiamo concluso la giornata con una bella doccia calda.
Martedì è stata una giornata del tutto nuova per noi aspiranti Donnavventura.
Ci siamo messe alla guida dei pick-up e, munite dei nostri cappelli, ci siamo dirette sul confine italofrancese fino a raggiungere il Piccolo San Bernardo.
È stata una “giornata tipo” della spedizione. 10 km circa di viaggio durante i quali, affrontando la nostra prima carovana tra i tornanti, abbiamo potuto godere di un paesaggio meraviglioso. Di meraviglioso non c’era però solo il paesaggio, ma anche il pranzo! Nel rifugio dove ci siamo recati sono stati preparati appositamente per noi piatti da leccarsi i baffi. Dopo moccetta bovina, lardo con castagne al miele e soncino, siamo state sorprese dal piatto forte: camoscio brasato con patate cucinate con panna. Non poteva mancare il dolce, una morbida torta con pere e caramello. Ma non è finita qui! Arrivati al rifugio “Lo Riondet”, situato a metà strada tra il confine francese e La Thuile a 1850m., siamo state accolte con una tavola imbandita. Non mancava nulla per noi golose: un fresco succo di mirtilli preparato qualche momento prima, dell’anguria tagliata a fette e due torte al cioccolato servite con panna e meringhe. Quale modo per rendere più felici noi donne!
L’atmosfera aveva qualcosa di magico, un fresco venticello, il verde sempre dominante e questa tavola dai mille colori.
Davvero incredibile. Per fortuna abbiamo poi avuto occasione di smaltire i nostri sensi di colpa con una bella biciclettata tra sorrisi e scatti rubati.
Anche questa giornata è volta a termine e sempre esauste, e con le pance strabordanti, siamo andate a coricarci.
Ci stiamo sempre più avvicinando alla fine di questo nostro percorso, ma le cose da fare non mancano mai. La mattina di mercoledì è stata però segnata dall’abbandono di tre nostre compagne che hanno fatto ritorno a Milano, lasciandoci così in sole nove. Abbiamo trascorso una mattinata tranquilla facendo due passi nel cento del paese. Dopo pranzo abbiamo però riorganizzato i nostri bagagli perché la sera avremmo cambiato alloggio. Di nuovo bagagli in spalla e in riga per la caserma militare!
I militari di tutto punto vestiti ci aspettavano per offrirci una sistemazione presso di loro. All’arrivo ci sono state consegnate coperte e lenzuola e siamo state sistemate nelle camerate. Una volta presi i nostri posti, ci siamo impratichite realizzando dei brevi video in cui abbiamo cercato di migliorare le nostre capacità espositive. Parlare davanti alla telecamera in modo coinvolgente e solare, può sembrare semplice, ma non lo è, bisogna prendere la mano. A me personalmente piace tantissimo!
I primi secondi in cui prendo parola mi rendo conto che mi batte più velocemente il cuore, è la paura di sbagliare, ma per fortuna si può sempre tagliare e… ripetere! 18.55 puntali in fila, come dei bravi soldati, per la cena. I militari devo dire che non si fanno mancare nulla in quanto a cibo: c’erano dai primi, ai secondi, contorni, dolci e frutta. Dopo cena una grolla dell’amicizia e tutti in branda perché l’indomani mattina sveglie presto per l’alzabandiera.
Sfortunatamente aprendo gli occhi ci accorgiamo che la giornata non è delle migliori, frescolino e pioggia. Dopo una rapida colazione i militari ci spiegano le regole dell’”attenti!” e noi ci caliamo molto bene nella parte. In piedi immobili osserviamo la bandiera spiegarsi al vento. Ma ecco che inizia ad uscire il sole e la giornata prende tutto un altro colore! Se abbiamo trascorso la notte nel dormitorio, abbiamo mangiato insieme all’esercito, non potevamo esimerci dal fare anche un loro allenamento! Ci hanno messo davvero alla prova. Abbiamo iniziato il tutto lanciandoci all’indietro tra le braccia delle nostre compagne (e non solo, anche tra quelle dei militari!) per dimostrare la cieca fiducia che riponiamo in loro. Abbiamo poi corso intorno al campo facendo qualche esercizio di riscaldamento… come se nessuna di noi fosse abituata a fare non più di qualche passo avevamo tutte il fiatone! Che scarsone! Sarà stata l’altitudine? Con i muscoli caldi ci siamo cimentate in svariati esercizi di forza, equilibrio, precisione e resistenza; che ganze!
Ma non preoccupatevi, nessuno ci fa morire di stenti: al termine dell’allenamento tutti a pranzare con i nostri, ormai amici, militari che anche stavolta non ci hanno fatto mancare nulla, nemmeno dolce e caffè. Grandi! La gioia del dolce viene però attenuata da una notizia: un’altra nostra compagna deve abbandonare La Thuile.
Non abbiamo nemmeno il tempo di dilungarci nei saluti che è tempo di una nuova esperienza che si è poi rivelata davvero meravigliosa: il rafting. Qui a La Thuile la variabile costante è il tempo. Al mattino uscivamo sempre con maglia, felpa, giacca e l’antipioggia nello zaino. Se ci si svegliava con il sole, poteva piovere e smettere per infinite volte prima di sera. Questo è capitato proprio mentre noi ci trovavamo sui nostri gommoni gialli. Lampi luminosi tagliavano il cielo ed un forte vento ha iniziato a soffiare… ma per noi Donnavventura non erano certo due gocce in grado di fermarci, anzi, hanno reso tutto molto più divertente! I nostri istruttori, entrambi spagnoli, prima di metterci in acqua ci hanno fatto una breve lezione… per fortuna non abbiamo avuto bisogno di gridare “Donnavventura in acqua!”.
Tutte salve, divertite e… fradice ci siamo fatte caricare nel baule di uno dei pick-up e siamo tornate alla nostra base. Urgeva una bella doccia calda! Quindi tutte di corsa nelle proprie camere, acqua bollente, sapone e pronte di nuovo per lavorare.
La sera, dopo aver cenato, abbiamo anche fatto una bella passeggiata sotto la pioggerellina e sotto ad un cielo blu stellato.
L’indomani era venerdì, l’ultimo giorno, perché poi il sabato mattina avremmo fatto rientro a casa. Avevamo alle spalle una decina di giorni impegnativi, appesantiti dall’ansia di dover dimostrare di essere le candidate giuste. Non nascondo che, in fondo, ero contenta di ritornare, volevo condividere questi giorni ricchi di emozioni, avvenimenti, incontri con le persone che dall’altra parte non vedevano l’ora di ascoltare i racconti.
L’ultimo giorno inizia con la consueta colazione, ed io mi sono servita il mio ricco yogurt con miele e cereali. Nelle mattine scorse avevo sempre preso un caffè corto, ma questa volta ne serviva proprio uno doppio! Subito dopo abbiamo iniziato a tirare le somme di tutto: abbiamo terminato i nostri reportage, sistemato le ultime fotografie e gli ultimi video, realizzato qualche intervista, fatto rifornimento di benzina e sistemato nei bagagli il materiale da riportare in redazione a Milano. È stata una giornata interamente trascorsa tra i compiti “da scrivania”. Abbiamo dovuto modificare i nostri programmi serali, avevamo organizzato una gustosa grigliata all’aria aperta, ma il tempo non ce lo ha permesso, così abbiamo trascorso l’ultima cena al nostro solito tavolo riservato congedandoci con saluti e foto con il personale alberghiero. La mattina dopo avremmo chiuso l’ultima volta i nostri bagagli, li avremmo caricati in spalla e li avremmo poi svuotati nel pomeriggio nelle nostre case.
Questo è il momento in cui dovrei scrivere una frase di rito, per concludere poeticamente il mio racconto. Non mi viene in mente una frase d’effetto, la mia mente è forse annebbiata dalla stanchezza e dalla tensione che non smaltirò fino a che non leggerò il mio nome tra le ragazze scelte o tra quelle meno fortunate. Mi porterò dentro il sapore di ogni istante.
C’è però una cosa simpatica che ho piacere a raccontare per concludere.
All’arrivo alla Stazione Centrale il giorno della partenza, mi sono avvicinata ad una ragazza che a pelle mi faceva più simpatia, le ho stretto la mano e mi sono presentata. Sul momento dentro di me mi sono detta che lei l’avrei sempre ricordata come la prima persona che ho conosciuto durante questa esperienza, ed ho aggiunto: “chissà se è un segno del destino”. Lei è la mia compagna Marianna, ed oggi è qui accanto a me mentre scrivo questo reportage, perché si, è una delle poche che insieme a me è riuscita ad arrivare fino alla fine! Incredibile. Chissà se riusciremo a condividere una con l’altra anche il clima africano…
Ad ogni modo, in bocca al lupo a tutte e… che parta la migliore!

Chiara Francesca

Scroll