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17/07/2017 - Il weekend a La Thuile

A Milano il tempo ha lasciato, nella giornata di venerdì, qualche ora di tregua dal caldo estenuante dei giorni scorsi. Io con il mio robusto zaino in spalla e con la mia giusta dose di agitazione, mi sono recata al punto di ritrovo presso la Stazione Centrale. Sembrava che le ragazze fossero tantissime, provenienti da tutte le regioni italiane e qualcuna anche dall’estero. Erano due gli elementi che facevano capire che erano tutte aspiranti Donnavventura: zaini e valigie a seguito ed aria spaesata disegnata sul volto. Fin da subito il clima che si è istaurato è stato più che disteso: ognuna era ben disposta a farsi conoscere e pronta a condividere gli stati d’animo con il sorriso. Siamo state suddivise in due gruppi e ci siamo separate per procedere con due pullman verso la meta. Il viaggio è trascorso velocemente, non ci sono stati imprevisti e abbiamo sfruttato a pieno gli ultimi momenti in cui ci era concesso di utilizzare il telefono. L’arrivo è stato caloroso: mentre scendevamo dai pullman le veterane ci sono venute incontro con alta musica in sottofondo. Ad accoglierci erano presenti anche il sindaco, gli assessori e la comunità montana. È stato piacevole passare dal un clima particolarmente caldo della città a quello fresco della montagna, ricordo bene come questo fosse stato uno dei miei primi pensieri, ma giusto qualche ora dopo ho rettificato fortemente! Dopo l’accoglienza ci siamo spostate al campo base dove erano state allestite per noi le tende dove avremmo dormito e quelle in cui avremmo mangiato. Dopo la distribuzione dei riconoscimenti abbiamo iniziato a disporci. Devo ammettere che non abbiamo immediatamente avuto un’idea chiara di come organizzare i sacchi a pelo e i vari bagagli, era la prima esperienza per ciascuna di noi, ma sforzando un po’ l’ingegno ci siamo riuscite perfettamente! È arrivata subito l’ora di cena, tutte insieme per il primo pasto caldo, un bel piatto di minestrone fumante e del formaggio locale. Non è passato molto prima che si iniziasse a far sentire il freddo, anche se la tisana che abbiamo gustato intorno al falò tra canti e risate lo ha attenuato. Il momento insieme attorno al fuoco aveva qualcosa di magico: le luci, il tepore, il cielo nero stellato ed intorno a noi un profondo silenzio. Credo che questa immagine sia una di quelle che mi porterò sempre dentro ma, non di meno… la prima notte passata in tenda! È stato meraviglioso e terrificante allo stesso tempo. Credo di aver dormito non più di quaranta minuti: il freddo gelido e lo scrosciare dell’acqua del fiume poco distante da noi non ci hanno dato tregua. Dall’altra parte però, condividere insieme la “pipì in notturna”, lo spazio costipato e i rumori indefiniti della natura è stato divertente!
Al mattino ci è toccata la sveglia all’alba, una corsetta ed una frugale colazione. Ecco, forse la corsetta ancora in pigiama, appena “sbattuta giù dalla branda” e con gli occhi gonfi e mezzi chiusi… si questa forse la dimenticherei volentieri! Ma una bella secchiata di acqua gelida del fiume è sicuramente servita per ripristinare ogni funzionalità… ahimè!
La giornata è proseguita con diverse prove a cui siamo state sottoposte. Mi sono ricordata solo verso pranzo che era il giorno del mio compleanno! Si, me ne ero dimenticata. Credo sia stato un modo assolutamente unico ed irripetibile di trascorrerlo, e nonostante io non avessi parenti o amici vicino, è stato in ugual modo speciale. Abbiamo iniziato con un test drive con i pick-up. Personalmente l’ho trovato divertentissimo! Guidare auto così grandi mi poteva spaventare, ma sono macchine incredibili che passano sopra ad ogni cosa e scavalcano ogni ostacolo, grandiose.
Le successive prove sono state più fisiche: un ponte tibetano, una parete rocciosa da arrampicare ed una carrucola. Immerse nella natura, tra il verde, le rocce ed il fiume, le abbiamo superate una alla volta sempre energicamente e con il sorriso.
Senza dubbio la valutazione che intimoriva più tutte era quella dei provini.
Durante il pomeriggio ci è stato chiesto di fare delle brevi presentazioni di noi stesse e di un nostro viaggio davanti alle telecamere, al direttore di Rete Quattro, agli sponsor e agli altri responsabili. Terminate le prove, abbiamo fatto tutte ritorno al campo dove prima di cena è stata celebrata una messa simbolica. Il freddo torna a farsi sentire e noi siamo chiamate attorno al fuoco per la consueta tisana. Ci tengo a sottolineare come questo momento fosse di particolare trasporto. Riscaldate, ci trasferiamo nuovamente nelle tende per trascorrere l’ultima notte in tenda e, per la maggior parte delle ragazze, l’ultima notte della trasferta. Devo dire che la seconda nottata è trascorsa più piacevolmente. Con alcuni piccoli accorgimenti siamo riuscite a gestire meglio gli spazi, abbiamo indossato ogni maglia, maglietta e maglione che avevamo portato con noi e ci siamo armate di tappi per le orecchie.
Questa volta il risveglio è stato più “dolce”, ad aspettarci per colazione una bella tazza di caffelatte e una brioche farcita con marmellata. Ci servivano proprio degli zuccheri per gestire meglio l’ansia della proclamazione! Infatti di li a poco sarebbero stati resi noti i nomi delle dodici ragazze selezionate per la settimana di addestramento. Nell’attesa ogni partecipante è stata chiamata a cimentarsi in un breve show nel quale mostrare la propria simpatia e la capacità di mettersi in gioco divertendosi. C’è chi ha raccontato barzellette, alcune divertenti ed altre forse un po’ meno, chi ha inventato scherzose canzoni e chi piccoli siparietti. Ma, bando alle ciance, soffermiamoci sul momento più importante, più atteso e più tutto!
Il momento delle “dodici”. Ero seduta con le gambe incrociate sull’erba, stringevo in mano il cartellino con sopra scritto il mio numero di riconoscimento perché avevo l’assurda paura di potermelo dimenticare. Venivano chiamati i numeri, uno dopo l’altro, ed il mio non era tra questi. Numero dopo numero, quando ormai la mia agitazione si era per assurdo placata, eccolo: numero 26! Si, era proprio il mio! Mi sono alzata e messa accanto alle altre già in piedi e con un grande sorriso ho fatto i miei saluti e ringraziamenti. Una volta chiamate tutte le ragazze selezionate, abbiamo affettuosamente salutato quelle che invece avrebbero fatto ritorno a Milano ed abbiamo scattato qualche foto. Prima di recuperare i nostri zaini preparati frettolosamente, ci sono stati consegnati i telefoni per qualche minuto.
Erano due i dubbi che mi tormentavano: avrei trovato il telefono ancora carico avendolo io usato più del dovuto prima di spegnerlo? Ma soprattutto, i miei genitori sarebbero stati pronti e scattanti per rispondere? Per fortuna la batteria era sopravvissuta e mia mamma ha dimostrato una non scontata abilità nel saper rispondere al primo squillo! Il mio entusiasmo era un po’ contenuto, le telecamere erano accese ed erano pronte a immortalare ogni segno di commozione… Giusto in tempo per le chiamate necessarie e siamo tornate senza connessioni con la realtà di casa…. Ma una grande notizia ci aspettava!
Nelle notti successive non avremmo più dormito nelle tende, ma avremmo alloggiato in hotel e per qualche notte in caserma militare. Uao. Entusiaste abbiamo caricato in spalla gli zaini, abbiamo preso le auto e ci siamo dirette all’hotel dove camere spaziose munite di comodi servizi ci attendevano. Una cena con piatti tipici di montagna e fiumi di acqua ci è stata servita puntualmente alle ore 20.00 nella sala a noi riservata. È stato il primo momento in cui, seppur momentaneamente, ho tirato un sospiro di sollievo. Nonostante avessimo davanti una settimana di addestramento, con ulteriori prove e valutazioni, ero tra le super finaliste, ed anche solo questo era una grandissima soddisfazione! Il momento più atteso da tutte quante era però… la doccia! È stata quasi purificatoria. Per tutto il fine settimana che ci eravamo lasciate alle spalle non avevamo avuto la possibilità di farci una doccia, potevamo usufruire solo di acqua fredda all’aperto giusto per lavarci i denti e sciacquarci il viso. Questa è stata senza dubbio la mancanza accusata maggiormente.
Quindi, finalmente profumate, ci siamo buttate tra le coperte e ci siamo abbandonate tra le braccia di Morfeo:“Oh Morfeo Morfeo, che bello che sei tu Morfeo!”.

Chiara Francesca

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