1A CLASSE - ALVIERO MARTINIRICOLARTL 102.5HOTELPLANMITSUBISHISHISEIDOAITRETHIOPIAN AIRLINESTOURING CLUB ITALIANOESERCITO ITALIANO

06/10/2017 - Bye Bye Kenya

Siamo ufficialmente a più di un mese dall’inizio del nostro viaggio e siamo giunte alla fine di una parte importante: il Kenya. Una delle principali tappe, dove abbiamo trascorso quattro settimane intere. È strano trovarmi a scrivere di questi giorni, sono passati così lenti e veloci allo stesso tempo, siamo state catapultate in una realtà così distante dalla nostra che è difficile riuscire a renderne l’idea in un breve racconto.
Tutto è cominciato da Nairobi. La città del grande caos. La città del traffico. La città della quale devi capirne il ritmo per coglierne l’essenza. Non è immediato, all’inizio ero disorientata, ma quando poi ho avuto occasione di tornarci dopo qualche settimana l’ho sentita come una seconda casa. Nairobi rappresenta per me il primo approccio al mondo africano. Il primo contatto con le diverse persone, culture, tradizioni. Il primo passo in una nuova realtà. Dalla dimensione confusionaria e vivace della città più importante del Kenya, siamo passate ad una dimensione opposta. Quella silenziosa e lenta della savana. Dai palazzi e macchine incolonnate alle distese di terra calpestata dai passi impercettibili degli animali. Il safari non è però solo animali e natura, perché nei grandi parchi vivono ancora tribù locali così come hanno sempre fatto. È questo forse quello che più mi è rimasto impresso: per loro il tempo è come se si fosse fermato. Come erano dieci anni fa, li ritroviamo oggi. Sto parlando in particolar modo delle tribù Masai, che abbiamo avuto l’opportunità di incontrare e conoscere addentrandoci in parte nella loro realtà. Sono una comunità dai grandi balli e dai vivaci colori. Non si può che rimanere affascinati dal connubio tra le sfumature della terra che abitano e quelle dei loro abiti. Non c’è caldo che riesca a tenere a freno l’energia delle loro danze e la forza dei loro salti.
Può sicuramente risultare banale, perché non sono di certo la prima e tanto meno l’ultima che ne parlerà, ma una delle immagini che più rimarranno scalfite dentro di me, sono i bambini. C’è qualcosa in loro, nei loro occhi, che nemmeno io mi so spiegare. È un qualche cosa di indelebile, che una volta che hai colto, non potrai che pensarci. È tutto nei loro occhi. Una cosa che ho riscontrato è il sorriso delle persone. Sono abituata a vivere a Milano e quando incrocio lo sguardo della gente noto per lo più sguardi assenti, o di chi ha la mente altrove. Qui l’elemento costante è il sorriso. Non ho ancora incontrato nessuno che non abbia ricambiato il mio sguardo con un sorriso. Non un cenno, non un sorrisino, parlo di sorrisi sentiti, di quelli che esprimono gioia e sono in grado di metterti il buon umore. E questo, forse, dovrebbe farci riflettere.
Il safari è stato una continua scoperta. Dalla ricerca assidua delle diverse specie di animali, all’osservazione del cielo. Il cielo la sera si dipinge di blu intenso e si cosparge di stelle. La luna nelle sue forme fa luce nel buio. Il mondo regala ogni giorno delle immagini che bisogna imparare a cogliere. Siamo forse abituati a farcele sfuggire perché impegnati in altro, ma in questo mese ho davvero realizzato quanto sia fondamentale saper assorbire da quello che ci circonda. Ogni giorno.
Dopo tre settimane trascorse nel caldo secco della savana, ci siamo spostate sulla costa. Il paesaggio è completamente cambiato, le distese aride hanno lasciato spazio a grandi giardini trionfanti d’erba e palme. Qui il colore verde disegna un quadro bucolico, dove i bambini giocano a calcio e le bambine si intrecciano i capelli. Il clima è tropicale ed anche questo è un cambiamento che non si può non sentire. Le lunghe spiagge di sabbia bianca sono la cornice di questo quadro e i colori del mare non pongono più un confine con il cielo. Siamo passate per le due località più famose della costa keniota, Malindi e Mombasa.
Mombasa è una città sulla scia di Nairobi. Dominata dal caos, è attraversata da un’infinità di mezzi che non rispettano alcuna norma stradale e che improvvisano traiettorie all’ultimo secondo. Le persone camminano tra le auto incolonnate non curanti dei possibili spostamenti e sulle motorette, che caratterizzano sempre gli scenari kenioti, si spostano tre o più persone. Gli odori nell’aria sono molto forti, da quelli di cibo cucinato ai lati delle strade a quello dei freni tirati all’eccesso. C’è una commistione tra diverse culture, da quella africana a quella araba. Mombasa è una città caoticamente affascinante.
Malindi ha tutto un altro sapore. Un tempo era una città particolarmente energica e colorata, ma negli ultimi tempi ha perso questo suo smalto, nonostante sia una delle mete preferite dagli italiani che qui vi si sono trasferiti anche stabilmente. Abbiamo avuto la sensazione di sentirci più a casa, potendo incontrare molti dei nostri connazionali.
Un argomento a cui tengo dedicare qualche riga è l’orfanotrofio che abbiamo visitato. Circa dieci anni fa, Luisa e Renato, dopo aver deciso di trasferirsi in questa località dopo la pensione per riposarsi, hanno invece stravolto i loro piani, infatuati dagli occhi di cui parlavo prima: quelli dei bambini. Hanno così deciso di aprire una grande casa dove poterne accogliere il più possibile. Non è da tutti i giorni potersi confrontare con chi decide di fare la differenza. Ci si rende conto di quanto “brutto” ci sia al mondo, ma di quanto altrettanto “bello” ci possa essere, ma soprattutto si possa fare.
Quando si parla di arricchimento personale, si fa riferimento a questo. Ed io sono convinta di poter far poi ritorno a casa arricchita da queste esperienze di vita.

Se c’è una cosa che, tirando le somme fino ad ora, posso anticipare di aver appreso, è che nella vita può succedere di tutto, basta saper aprire l’ombrello quando piove. E come dicono tutti, ma dico proprio tutti, gli africani, la chiave è “pole-pole” ovvero “piano-piano”, in questo modo si può arrivare ovunque.

Scroll