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13/12/2016 - LA MIA TOKYO

Guardo fuori dalla finestra: è notte ma Tokyo brilla.
Luci, insegne, colori decorano i palazzi e le strade, le persone camminano veloci lungo i marciapiedi e le macchine sfrecciano in ogni via. Sono passati quasi tre mesi dalla mia partenza e dopo otto destinazioni diverse in giro per il mondo, eccomi all’ultima tappa: la capitale nipponica.

Per me il Giappone ha il volto di Shinici, il mio amico originario di questo paese che ho conosciuto a Milano.
Shinici è uno dei pochi giapponesi che parla un ottimo inglese e anche la nostra lingua, è arrivato in Italia anni fa ed è un parrucchiere. Milano gli piace, anzi è un vero appassionato della nostra cultura in generale, mangia pizza e spaghetti e soprattutto adora i nostri modi di fare, completamente diversi da quelli del suo popolo.
Da tempo ero incuriosita da questo paese, dalle sue contraddizioni e dalla sua storia così sorprendente.

La prima cosa che ho notato quando sono arrivata è l’estrema dedizione e attenzione che i giapponesi mettono in qualsiasi cosa: dal tono di voce nel parlare, al modo di porsi; sempre attentamente misurati.
Ogni cosa che fanno, per loro, è una cosa seria, anche il passarti un banale caffè al bar, infatti lo eseguono con due mani e inchinando il capo.
Sono precisi e minuziosi, sempre gentili e molto disponibili con gli stranieri. È capitato più volte che loro stessi si avvicinassero per chiederci se avevamo bisogno di aiuto.

Tokyo rispecchia perfettamente il carattere dei suoi abitanti: è ordinata e organizzata. Un mix perfetto di modernità e tradizione: da un lato il presente tecnologico, dall’altro il passato conservato e custodito.
Ginza è il quartiere più modaiolo ricco di grandi magazzini, piccole gallerie di moda, showroom e sale da tè. Per le strade i business men si alternano a fashion victims giapponesi alla ricerca dell’accessorio più stravagante.
Shibuya invece è la zona più giovane e colorata, un ritrovo per i locali, simbolo di una Tokyo pop ed esuberante, il luogo perfetto dove divertirsi e bere qualcosa la sera.
Le strade sono strette e affollate e frequentate dai personaggi più eccentrici. Come in una festa in maschera ci sono lolite provocanti, cosplay, emo e soggetti che sembrano usciti da un cartone animato.
Poco distante la musica assordante e le luci a intermittenza annunciano l’inizio di un’altra area molto frequentata: la Tokyo più estrema e seducente, quella a luci rosse.

Nell’intrigante Odaiba, un’isola artificiale poco distante dal centro della città, ci si dimentica di essere in oriente e si ha l’impressione, almeno per un attimo, di essere in una delle grandi e avanzate città degli Stati Uniti.
Un’ enorme statua di Gundam segnala l’inizio del quartiere, ma la vera attrazione per i turisti è la Statua della Libertà, simbolo indiscusso della cultura e delle icone occidentali. Si tratta della replica della statua americana che venne regalata dai francesi al Giappone in occasione dell’anno della cultura francese e poi, dato il successo dell’iniziativa, non venne più spostata. I traghetti ai piedi della statua sono perfetti per godere di una prospettiva diversa della città, collegano l’isola e risalgono il fiume Sumida. Ci si guarda intorno e i grattacieli dominano il panorama, di fronte a noi una Tokyo inaspettata, una Manhattan orientale.

Ma basta camminare per le strade di Asakusa, verso il tempio di Senso-ji, per avere l’impressione di essere tornati indietro nel tempo.
Qui, la via principale è ricca di bancarelle che vendono giocattoli a forma di gatti o bamboline giapponesi e pietanze tipiche. E poi si vedono bacchette di ogni tipo, pupazzi di hello kitty, stoffe decorate e le tipiche infradito.
Ad Asakusa ci si dimentica dei maestosi palazzi e grattacieli che sorgono poco distanti e si passeggia in un Giappone tradizionale, dove ancora oggi i fedeli si recano per pregare la loro divinità. Ai piedi del tempio ci si lava le mani per purificarsi e si respira l’incenso in segno di buon auspicio.

Tokyo è così diversa da angolo in angolo ma è anche così diversa da ogni aspettativa. La bellezza di questa città è che riesce a sorprendere superando ogni stereotipo. Basta un po’ di curiosità e, osservandola dalla prospettiva di chi ci vive, si entra in contatto con le sue affascinanti subculture e il suo mondo singolare.
Ma una settimana o due non bastano, anzi, forse non basta neanche un mese per conoscerla del tutto. Il mistero che la circonda fa parte del suo fascino. Un enigma che si nutre della distanza e di quanto di sotteso, incomprensibile, originale e sfuggente la caratterizza e definisce.

Paola

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