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02/12/2016 - LA MIA POLINESIA, 2° parte

Apro gli occhi e mi sveglio a Tahiti.
Il suono della sveglia è forte eppure io non riesco ad alzarmi nemmeno per spegnerla, sono solo le quattro di notte e mi aspetta un volo di dodici ore per Tokyo ma io vorrei rimanere a letto, in questo letto comodo e grande, vorrei rimanere qui ancora per qualche ora, o meglio: qualche giorno… La Polinesia ormai mi ha conquistata.

Non a caso i primi europei che la scoprirono la definirono un paradiso… Qui il mare cristallino si alterna alle spiagge dorate, gli atolli accolgono al loro interno lagune dai colori incantevoli che vanno dal blu intenso al celeste e il paesaggio oltre che dalla natura lussureggiante è caratterizzato dai colori e dai sorrisi del suo popolo.

Ogni isola ha qualcosa che la caratterizza e che la rende unica.
Penso a Rangiroa e la sua incomparabile Laguna Blu. Un vero e proprio spettacolo della natura formato da una striscia di motu e di barriere coralline che forma al suo interno una limpida piscina naturale. I suoi abitanti più importanti sono gli squaletti pinna nera che nuotano indisturbati tra le acque e fanno slalom tra le gambe dei visitatori più coraggiosi.

E poi Fakarava, con le sue spiagge di sabbia rosa e la varietà del suo ecosistema. È lì che abbiamo scoperto la vera Polinesia selvaggia, dormendo nelle capanne di un piccolo villaggio e vivendo a stretto contatto con i suoi abitanti.

Ma il sogno dei visitatori rimane Bora Bora, una sorta di terra delle meraviglie nell’immaginario di chiunque.
Noi, oltre ai resorts, ai mille colori del mare e alle sue baie famose in tutto il mondo abbiamo conosciuto un’altra faccia di questo luogo tanto ambito. Un giorno, infatti, il cielo era coperto e noi abbiamo deciso di partire con la nostra barca per visitare il paese, dove la vita è più autentica.
Subito ci hanno incuriosito i canti vigorosi che arrivavano da una chiesetta, così ci siamo avvicinate e incoraggiate da un locale siamo entrate. Ci siamo sentite subito coinvolte in quel rito importante grazie all’entusiasmo e alla passione dei fedeli.
Mi guardavo attorno e rimanevo incantata da quell’atmosfera e dai colori accesi dei vestiti delle persone. Fiori ovunque: tra le mani, nei capelli, sugli abiti delle signore… Una messa che assomigliava a una festa, allegra ma allo stesso tempo sentita.

Ma è dall’imponente Raiatea che è iniziato il nostro viaggio.
A bordo del catamarano siamo andate alla ricerca delle lagune più variopinte, dei pesci più particolari, dei rudimentali villaggi dei pescatori. Ho sperimentato la vita in barca, svegliandomi presto ogni giorno e seguendo i ritmi del sole e del mare.
La sera, in mezzo all’oceano Pacifico, mi veniva voglia solo di godermi quel panorama e di pensare. Così, cullata dalle onde, mi chiedevo cosa stessero facendo i miei genitori, come sarà tornare a casa e riprendere la mia vita, quante cose avrò da raccontare…
Anche se in realtà, questa esperienza non è facile da spiegare: non è una vacanza, ma nemmeno un viaggio, o almeno… Non solo. È un percorso che dura tre mesi e ti porta alla scoperta di luoghi incantevoli e lontani ma soprattutto di te stessa.

La sveglia che continua a suonare mi riporta alla realtà e mi ricorda che mi devo dare una mossa. Chiudo il borsone e mi vesto contro voglia, domani sarò in Giappone, tra il caos e le luci di Tokyo, la nostra ultima tappa.
Con un po’ di nostalgia saluto la Polinesia, il suo mare da sogno, i suoi alberi carichi di frutti, le sue montagne maestose e i suoi colori unici. Sperando che il mio non sia un addio, ma un arrivederci.

Paola

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