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I FALCHI DI DUBAI

La sveglia per le ragazze quest’oggi suona all’alba. Purtroppo la squadra per queste prime ore della mattina si riduce. Paola e Saveria abbandonano il gruppo per rimanere in albergo. La squadra non funziona ancora come dovrebbe e loro due ieri sera hanno purtroppo fatto qualche errore, probabilmente dovuto a disattenzione e stanchezza, così si prendono qualche ora per pensarci, scrivendo le regole di Donnavventura per capirle, farle proprie e memorizzarle bene. Ma, a parte questo… Orologi puntati alle ore 5:30… entro le 6 bisogna tassativamente essere già in marcia. Ci sono degli ospiti speciali ad attenderle. Bastano pochi chilometri e qualche manciata di minuti per capire che il posto dove stanno andando riveste un ruolo fondamentale nella cultura e nella tradizione degli Emirati, la parola è magica quasi quanto la luce del sole che sta sorgendo: falconeria. Il primo passo per approcciarsi a quello che è ormai divenuto uno sport nazionale degli Emirati Arabi Uniti è quello di entrare in contatto con i falchi: Areena e Pandora sono le guest star. Un esemplare maschio di falco gheppio e una femmina di falco pellegrino. Il mondo di questi rapaci rapisce le ragazze che vengono proiettate in un altro mondo. Un mondo fatto di piume e ali, di artigli e burka, di sensi e velocità. Eh sì, perché il falco pellegrino è l’animale più veloce al mondo. Sfruttando la forza di gravità può scendere in picchiata ad una velocità di oltre 330 chilometri all’ora. Ferrai e aeroplano non possono misurarsi sullo stesso piano, quattro ruote attaccate al suolo non possono competere con chi è dotato di ali per volare. Se il giaguaro (ritenuto l’animale più veloce al mondo) è una Ferrari, il falco pellegrino è il migliore e più potente degli aerei. Le Donnavventura, osservando con attenzione, soprattutto Pandora, riescono a percepire l’eleganza e la regalità di questo animale, divenuto il simbolo degli Emirati, tanto da essere raffigurato anche nello stendardo presidenziale e sulle banconote. Il suo piumaggio spazia dal bianco al marrone scuro e la sua natura lo porta sempre verso la libertà. Il suo senso più sviluppato e acuto è la vista, ed è per questo che in cattività, nel caso in cui sia a stretto contatto con altri esemplari, gli viene fatto indossare un burka, una specie di cappuccio in pelle che copre gli occhi e gli impedisce di aguzzare la vista in cerca delle sue prede.
Il falco non è un animale domestico, non si può ammaestrare, si può solo allenare affinchè ritorni ogni volta dal suo addestratore con una sola ed unica motivazione: il cibo. Non gradisce le carezze e le moine, ma è socievole e docile al punto giusto, quanto basta per dar prova delle sue abilità al team, prima catturando la sua preda al lazzo e poi anche in volo. L’apprendimento delle tecniche di questa pratica venatoria costituiscono quasi un rito di passaggio per i giovani di tutto il mondo arabo e in particolar modo degli Emirati. Quello che infatti prima era un metodo per cacciare, oggi è diventato simbolo di regalità. Questi rapaci infatti un tempo, con le prede che cacciavano, provvedevano al sostentamento dei beduini, al giorno d’oggi invece è uno sport affermato a livello nazionale per seguire la tradizione e non perdere un bagaglio culturale elevatissimo, al punto da esser stato inserito nel 2012 da parte dell’UNESCO nel Patrimonio culturale immateriale dell’Umanità. Una volta finito il suo boccone di cibo, che può arrivare ad essere pari anche al 20% del suo peso corporeo, Pandora può ritenersi soddisfatta. Le ragazze provano anche l’ebbrezza di tenere il falco e Vale non può fare a meno di pensare al papà che i falchi li ha a casa.. e pensare che lei non ha mai voluto avvicinarsi. Invece si ritrova dall’altra parte del mondo con un falco ad un centimetro dal naso…! Meglio che papà non veda questa cosa!
I rapaci che vengono utilizzati in falconeria tuttavia spaziano ben oltre i falchi: dalle civette ai falconi, dai gufi alle aquile. Un ornitologo esperto saprebbe individuare tutte le differenze dei vari uccelli, le Donnavventura invece, ancora basite, riescono ad apprezzarne la magnificenza e la bellezza. Ma è già ora di andare, prima di pranzo è infatti d’obbligo una piccola tappa al Dubai Mall con la squadra al completo, per passeggiare sotto al tunnel dell’acquario, sicuramente la più grande attrazione situata al suo interno. Migliaia di pesci sguazzano incontrastati in queste acque, dove a farla da padrone sono sicuramente razze e squali. Non è la prima volta che il team di Donnavventura incontra da vicino questi animali, anzi.. dai ricordi di Ana, qualche spedizione fa Alice e Stefania si sono immerse proprio all’interno dell’acquario…
Mentre meduse e pesci pagliaccio sembrano sfilare davanti alle ragazze che, inebetite, osservano attraverso il vetro questo mondo sottomarino, si è fatto tardi ed è tempo di tornare al campo base, il Rove Hotel. Qui ad attenderle c’è Anne, designer manager di questa location che scambiando due parole con il team, spiega brevemente il concetto al quale è ispirato il Rove. Albergo di ultima generazione, inserito perfettamente nel contesto di una Dubai giovane, attenta alle nuove generazioni e alle necessità dei millenniers, dove le parole d’ordine sono: explore, connect, socialize. Esplorare, con mente e cuore: al suo interno infatti, componenti d’arredo, oggetti, decorazioni e fotografie ripercorrono la storia di Dubai dando all’attento osservatore la possibilità di vivere questa metropoli cosmopolita ancor prima di uscire all’aria aperta per vederla veramente.
Connettersi: con il mondo, con l’esterno, con se stessi.
Socializzare e condividere. La condivisione è alla base della cultura araba, sia in ambito culinario, sia come stile di vita.
Piccolo briefing, riorganizzazione delle cose da portare e via…. Si abbandona Downtown e si va verso Al Fahidi District, più comunemente noto con il nome di Bastakiya, il centro storico di Dubai. Case costruite in sabbia e conchiglie fanno da padrone, ovviamente sapientemente ricostruite alla fine degli anni 80 del XX secolo. L’elemento che salta subito all’occhio è sicuramente la torre del vento, ogni abitazione ne è dotata. Si tratta di un piccolo ma utile espediente architettonico, una vera e propria torre, fatta con delle feritoie verticali che permettono all’aria di entrare, essere risucchiata e convogliata all’interno dell’abitazione, per poter poi circolare e refrigerare le case anche durante i caldi e umidi mesi estivi, quando le temperature superano i 50 gradi e il tasso di umidità raggiunge il 90%.
Prima del tramonto le Donnavventura si concedono un ultimo assaggio della Dubai storica, un romantico giro in barca lungo il creek, per raggiungere il colorato souk che si trova dall’altra parte del canale.
La serata, nel programma originario, si sarebbe dovuta concludere con una cena sul battello in navigazione ma il team, per risollevare il morale alle due neo reporter che non avevano iniziato la giornata nel migliore dei modi, si concedono uno strappo alla regola… niente serata in barca ma… un panino al suono della musica rock, anzi.. Hard Rock!
Per Donnavventura è una tappa obbligatoria, sono tanti i team che hanno provato l’ebbrezza di salire sul palco di questa famosa catena in giro per il mondo, e le nostre ragazze di quest’anno non sono da meno! Quindi… al via le danze! Seppur cosa proibita… la tentazione di salire sul palco è irresistibile e le sei provette ballerine danno prova delle loro abilità per qualche minuto… ciò che basta per riprendere in mano la situazione, ricaricare le pile e andare a letto con la carica giusta per ricominciare alla grande questa lunghissima avventura!

Ana

 
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