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24/10/2018 - L'ARRIVO A SANTO DOMINGO

Quando un aereo ti porta da qualche parte è sempre una grande emozione. Il decollo mi sembra sempre come fosse il primo, ma l’atterraggio è quello che mi provoca quel senso elettrizzante e che mi porta fuori i pensieri.
Il motore si spegne e si scende. C’è una grande fila per i controlli e fuori è già buio. Io conto con le dita le ore che mi separano dai miei cari e un pensiero va a loro e a quanto vorrei raccontagli le mie emozioni.
Descrivere Santo Domingo potrebbe essere facile con poche righe: tanta povertà e tanta ricchezza.
E’ un luogo dove devi saper adattare bene i tuoi occhi a guardare la realtà sotto sfumature completamente diverse.
Mi affascinano queste palme così alte e le guardo distesa sulla sabbia così bianca che mi sembra uno strato di panna.
Il sole mi scotta addosso e io mi sento bene qui… il cielo è macchiato dalle nuvole che vanno e vengono e fanno giri immensi, ma poi ritornano.
Di fronte a me l’oceano così grande e così piatto da cullarmi con il suo rumore lieve e dal profumo di sale.
Qui ridono tutti, dove ti giri c’è qualcuno pronto a regalarti un sorriso. Sembrano non avere pensieri per la testa, ma forse è vera la frase che quando tocchi la povertà, ti accontenti delle piccole cose e fai apparire tutto così facile e leggero. Ti metti in discussione inevitabilmente perché a te non è mai, mai mancato nulla e forse a volte capisci che ci si lamenta per niente.
Qui c’è gente che vive con nulla, ci sono bambini che ti sorridono con le magliette sporche e senza scarpe. Ci sono pescatori che fanno del loro mestiere la fortuna della famiglia, perché qui si vive per il mangiare, si vive per il sorriso e per la tranquillità di tutti.
Il loro stile di vita non ha orari, ognuno ha il suo ritmo e per noi è un po’ difficile adattarci a questo.
A Santo Domingo la vita è un po’ senza regole. Trovi chi va in giro in motorino senza casco, le macchine sono vecchie, rotte e sporche, i negozi sono arrangiati alla meglio, alcuni vanno in giro con macheti legati ai polpacci. Insomma una civiltà tanto diversa dalla nostra, quanto affascinante.
Mettere il naso fuori casa è sempre una grande lezione di vita che porti dentro i tuoi occhi e difficile da raccontare.
Mi porto dietro il sapore di Santo Domingo e delle sue spezie. Ho ancora addosso l’umidità che mi entra nelle ossa e che non mi abbandona da tanti giorni. Ho le punture dei moschitos che hanno disegnato nel mio corpo un quadro astratto. Ho in mente il rumore battente della pioggia la mattina e del sereno poco dopo. Ho il ricordo di un cocco in bocca freschissimo e di una palma sdraiata al sole dove arrampicarmi.
Ho in mente la notte dal sapore di qualcosa di tropicale, ho in mente un’alba spaziale.
Ho in mente quella bambina con le trecce che ride e quel pescatore che da lontano lavora senza nulla dire.
Ho in mente delle strade strette e molto trafficate, ho in mente me e le palme sdraiate..
Ho in mente il caldo soffocante, ho in mente un viaggio sempre più intrigante.

Sì, questa è la mia Santo Domingo.

Federica

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