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26/11/2018 - SAMURAI E KATANA

La figura del samurai, così fiera e sfuggente al tempo stesso, affascina da sempre il mondo occidentale.
Il termine Samurai deriva da Saburau ovvero “servire”: poiché i samurai erano guerrieri votati al proprio signore, lo shogun, che servivano con autentica dedizione fino alla morte, accettandone i voleri ed ottenendone in cambio prestigio e privilegi.
Addestrati al dovere e alla fedeltà assoluta, erano servi per definizione, ma anche membri di un’élite dai mille privilegi.
Un samurai era inseparabile dalla sua katana e vi era anche la credenza che la sua anima risiedesse proprio in essa.
La loro fedeltà era assoluta: qualora un’offesa o una grave colpa avesse incrinato il rapporto con il loro daimyō, l’unica via per salvare l’onore era il seppuku o harakiri, il suicidio rituale, compiuto rigorosamente davanti a dei testimoni. Questo gesto estremo non veniva compiuto con la katana, bensì utilizzando il pugnale, tantō, o la spada corta, wakizashi.
La città di Seki, nel cuore del Giappone, è uno storico centro di fabbri fin dal 13° secolo ed è rinomata per forgiare la katana e Hamono-Ya Sanshu ha una lunga tradizione nella forgiatura delle lame che ancora oggi vengono realizzate seguendo i metodi tradizionali, ovvero battendo il metallo e ripiegandolo su se stesso fino a che non ha la giusta misura per essere affinato e affilato come solo una vera katana può esserlo.


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