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03/10/2016 - CIAO ABU DHABI

Si è appena conclusa la nostra esperienza ad Abu Dhabi, uno dei sette Emirati Arabi Uniti nonché il più esteso. Abbiamo passato 14 giorni muovendoci di isola in isola per scoprirne ogni sfaccettatura e lato nascosto.

Quarant’anni fa Abu Dhabi era un paesino di pescatori di pesce e di perle, dove venivano allevati i dromedari e prodotti i datteri.
Ad Al Ain sembra che il tempo si sia fermato a quel momento. Abbiamo visto da vicino il camel market, abbiamo conosciuto i beduini e parlato con loro. In mezzo ai dromedari, con l’odore di sabbia e degli animali, con il caldo torrido mi sono sentita immersa nella loro cultura.

Ci siamo poi spostate nell’oasi a pochi passi da lì, con i suoi sentieri freschi e ombreggiati, ricchi di palme da dattero, dove un gruppo di lavoratori, come ogni giorno, stava pulendo i frutti per poi poterli vendere. Gli uomini erano seduti in terra, in cerchio, a piedi scalzi, con questa montagna di datteri al centro. Ci guardavano come se provenissimo da un altro pianeta, dapprima un po’ imbarazzati poi hanno coinvolto anche noi nel rituale di pulizia.

Lo stesso giorno siamo state a pranzo in un ristorante sulla strada per beduini, lì, si mangia come da tradizione emiratina in terra e con le mani, condividendo ogni pietanza che la tavola offre. Sembra tutto un po’ strano finché non ci si siedeuno accanto all’altro respirando lo stesso odore di spezie e assaggiando il primo boccone, e in quel momento sembra di aver mangiato così da sempre.

Un pomeriggio siamo salite a bordo dell’Jalboot, una tradizionale imbarcazione utilizzata per la raccolta delle perle nel Golfo Arabico. Un tempo i locali consacravano le loro vite alla ricerca in mare delle conchiglie, sperando di trovare perle preziose da commerciare. È stato emozionante ascoltare la loro storia, navigare sullo stesso tragitto che ogni giorno, per tutto il giorno, percorrevano.

Negli ultimi giorni, invece, abbiamo scoperto alcuni dei lati meno conosciuti di Abu Dhabi. Siamo state a Sir Bani Yas, una delle isole di Desert Island, un luogo paradisiaco con soli tre resorts e un parco naturale che si estende su tutta la superficie. Lì, lontani dallo smog e dai rumori della city, lontani dai grattacieli e dalle luci, sembrava di essere in un mondo a parte. La mattina seguente, all’alba, siamo salite sulle jeep per vedere gli animali da vicino. Eravamo completamente a contatto con la natura, siamo state a pochi centimetri da una giraffa e circondate da gazzelle e antilopi. Lo stesso giorno, al tramonto, abbiamo cavalcato lungo la spiaggia. I cavalli eleganti camminavano verso il sole che piano piano si nascondeva all’orizzonte.

Nonostante oggi Abu Dhabi sia una delle città più moderne al mondo, ciò che mi ha colpito è il suo lato più selvaggio e tradizionale, in pieno contrasto con i grattacieli sempre più alti della city. Un’Abu Dhabi capace di vivere ancora di cose semplici, legata ai ritmi della natura e alla sua forte cultura.

PAOLA

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