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24/09/2016 - ABU DHABI

LA MIA PRIMA SETTIMANA DA DONNAVVENTURA: ABU DHABI

“Girare il mondo come Donnavventura non è solo viaggiare ma una vera esperienza di vita”. La prima volta che ho ascoltato queste parole ero a La Thuile: la super veterana Chiara Babilani cercava di trasmettere a noi aspiranti Donnavventura proprio questo messaggio raccontandoci il meglio delle sue numerosissime spedizioni.
All’epoca non potevo comprendere appieno il significato di questa frase. Ora che mi guardo riflessa nel monitor del mio pc mentre scrivo questo mio primo reportage in veste di Donnavventura e soprattutto ad Al Ain, diciamo che tutto a poco a poco si sta facendo sempre più chiaro, tutto trova senso.
Se dovessi descrivervi questa mia prima settimana, inizierei facendo un piccolo preambolo: anche se sembra banale o scontato, non è davvero così semplice tagliare i ponti con la propria realtà quotidiana. Dalla partenza si necessitano almeno 24 ore per realizzare che ormai per ben 3 mesi non si avrà più nulla a che fare con la propria routine, con i propri ritmi, con le proprie abitudini, con i propri affetti – nel mio caso famiglia e cane.
E sino a qui c’erano già arrivati in tanti, credo.
Ma detto questo, oltrepassato il piccolo sforzo iniziale, quel giorno di ambientamento, da subito capisci che durante la spedizione di Donnavventura ogni giornata ha un valore e una durata a sé stante, ben diversa rispetto a quella della vita reale. Ho ancora nitido nella mia mente il ricordo di me che stringo tra le mani il biglietto aereo della prima tappa del viaggio, Abu Dhabi, la capitale degli Emirati Arabi Uniti. Questa città è stata una vera scoperta per me. Non mi ero mai spinta così lontano da casa. Il medio oriente, lo si sente spesso citato in televisione, lo conosciamo attraverso reportage, documentari, le famose Borse finanziarie e il petrolio. Ecco, per me Abu Dhabi, in questa prima settimana è stata davvero tutt’altro. È infatti una città dai fortissimi contrasti: a livello cromatico, dal bianco del vestito tradizionale emiratino maschile- il candura- al nero di quello femminile –l’abaia-, a livello architettonico, dalle monumentali e sfarzosissime costruzioni in linea con la cultura islamica- la moschea dello sciecco Zayed o l’Emirate Palace- a
gli avvenieristici grattaceli di recentissima costruzione – Coin Buildings o le Al Bahar Towers. Persino a livello climatico, si viene colpiti dalle grandi differenze tra gli ambienti outdoor e quelli indoor: dal caldo secco del deserto, si arriva a quello molto più umido delle Marine, per poi trovare refrigerio nei numerosissimi centri commerciali che diventano vere e proprie promenades nelle ore più assolate del giorno. Abu Dhabi è ancora una città che colpisce per la lungimiranza nella gestione delle risorse, in previsione dell’evento expo 2020, ha creato un interessantissimo polo culturale e tecnologico. Ha voluto inoltre investire nel green energetic system, creando un’intera area della città totalmente ecostostenibile e ad energia pulita. Ho visto ad Abu Dhabi una vibrante realtà cosmopolita e in continua evoluzione: ristoranti con le migliori cucine del mondo, poli produttivi e finanziari di estrema avanguardia, alberghi pentastellati poi ancora cantieri e strade in continua costruzione. Inoltre, abbandonando la City e spingendosi verso il caratteristico deserto color ocra sono stata colpita dalle lunghe carovane di cammelli, dalle imponenti dune di sabbia e dalle spettacolari oasi ricche di verdeggiante vegetazione, prima fra tutte la pianta di dattero.
In questa mia prima settimana, per concludere, ho cercato di approfittare di ogni singolo istante, di catturare ogni singolo landscape, soprattutto di immergermi totalmente in questa cultura così diversa ma allo stesso tempo esotica e affascinante.

Saveria

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