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24/09/2016 - ABU DHABI

LA MIA PRIMA SETTIMANA DA DONNAVVENTURA: ABU DHABI

2009 Miami, il sole è appena calato, Ocean Drive si anima. Celebrità che si mescolano perfettamente ai turisti, ragazze comuni che si atteggiano da dive, personaggi stravaganti che sembrano ancor più bizzarri per il contesto in cui sono inseriti. Una lunga striscia di asfalto che separa il cuore pulsante di SoBe dalla spiaggia e dal mare. Azzurro e increspato giusto quanto basta per fare in modo che i bagnini sulle torrette di guardia non si annoino troppo.

2016 Abu Dhabi Corniche, il sole è ancora alto nel cielo, meno caldo e infuocato di quello di luglio, ma comunque si fa sentire. La sabbia scotta sotto ai piedi. Una lunga striscia di asfalto separa i grattacieli dalla spiaggia su cui si affacciano esclusivi beach club. Non si vedono molti volti camminare lungo il marciapiede, fa ancora troppo caldo e la vita spesso qui si sviluppa nei mall e nelle hall degli alberghi, punto di ritrovo per condividere un momento di svago, per perdersi in chiacchiere sorseggiando del buon caffè arabo accompagnato da qualche dattero.

2010 Damasco, Grande Moschea degli Omayyadi. Situata nel quartiere di Bāb Tūma, è senza dubbio uno degli edifici più importanti e rappresentativi della città. Vedere i fedeli che entrano è qualcosa di magico. E’ sontuosa, imponente; è gioia di scoprire, di conoscere a fondo una nuova cultura, di vivere fino all’ ultimo respiro il diverso da me.

2016 Abu Dhabi, Grande Moschea dello sceicco Zayed. Capolavoro architettonico, realizzato su un progetto di ispirazione marocchina a partire dagli anni novanta, colpisce per le sue dimensioni ma soprattutto per la sua eleganza. Le ottantadue cupole che si stagliano sul tetto, sostenuto da più di mille colonne e punteggiato da quattro minareti che superano i cento metri di altezza, sembrano custodire tutti i segreti delle decine di migliaia di fedeli che la “Moschea Bianca”, come spesso viene qui definita, può accogliere nella sue sale di preghiera. E’ la moschea dei primati, e bisogna non solo entrarci senza scarpe, ma in punta di piedi: il sole, il bianco e l’oro fanno il resto.

2011 Morondava, costa occidentale del Madagascar, piste di sabbia mi conducono verso l’interno e l’isola rossa mi regala uno scorcio da lasciare senza fiato. Un tramonto spettacolare con una palla di fuoco che prima di scomparire proietta le inconfondibili sagome dei baobab nel cielo, quasi come fossero sospesi in uno spazio senza tempo, in un qaudro senza pittore, in una natura astratta, surreale.

2016 Abu Dhabi, deserto di Rub al Khali. Il sole sta per nascondersi dietro all’altissima duna Moreeb. Un’orice araba passa velocissima in lontananza tanto da sembrare quasi un miraggio. Ma io l’ho vista, inutile che tenti di nascondersi, le sue corna e il suo manto bianco luminoso rimarranno impressi nella mia mente alla pari delle dune del “quarto vuoto”, è così che viene infatti definito il deserto di Rub al Khali il secondo deserto di sabbia più grande al mondo.

2012 Ushuaia, costa meridionale della Terra del Fuoco, in un paesaggio circondato da montagne che domina il canale di Beagle. Un elicottero mi porta in uno dei punti più estremi del mondo, alla fine di esso, in mezzo ad una tempesta di neve a metà agosto.

2016 Abu Dhabi, St. Regis hotel; un ascensore mi porta nella più alta suite al mondo tra le suite “sospese”. Si estende per più di mille metri quadrati e si sviluppa su due piani, a cavallo tra quarantottesimo e quarantanovesimo. Sala cinema privata e spa rendono tutto ancor più affascinante, come se già non bastasse la vista a trecentosessanta gradi su Abu Dhabi.

2013 New York, in una piacevole giornata di fine settembre. Alla guida di Jolly percorro la 5th Avenue tenendo il naso all’insù. Accanto a me scorre la vita, sopra di me il mondo.

2016 Abu Dhabi, in una piacevole giornata di fine settembre. Incrocio il profilo del “Coin Building”, e rimango estasiata da tanta perfezione. Un palazzo perfettamente circolare che se non fosse per i riflessi che vedo sulle sue immense vetrate, potrebbe benissimo non essere vero.

2014 Montecarlo, tornantino Grand Hotel Hairpin. Si tratta della curva più stretta e lenta dell'intero mondiale di Formula Uno, dove i piloti arrivano a ruotare il volante verso sinistra per più di 180 gradi.

2016 Abu Dhabi, Yas Marina Circuit. Sfreccio a velocità folle sotto all’arrivo e anche se in tribuna non c’è nessuno ed è ormai calata la sera, la pista è illuminata a giorno ed io mi immagino la folla presente al Gran Premio degli Emirati Arabi e penso che ciò che ho avuto modo di vivere io è un privilegio che pochi si possono permettere.

2015 Valle del fiume Emme, canton di Berna, Svizzera. Assaggio un pezzo di Emmentaler e mi lecco i baffi. La sua caratteristica più tipica sono certamente i buchi: dalle dimensioni di una ciliegia a quelle di una noce.

2016 Abu Dhabi, Viceroy Hotel. La sua struttura ha una grande rilevanza stilistica ed ingegneristica, è una sinuosa distesa curvilinea di acciaio e pannelli di vetro diamantiforme, quasi come fossero buchi dell’Emmentaler. Una gabbia che connette visivamente e fonde insieme le diverse unità del complesso, producendo effetti ottici e giochi di luce. Risultato? Un impatto visivo di grande forza e spettacolarità, che coniuga potenza e leggerezza, con un richiamo sempre al concetto della Formula 1. Rimando che è presente anche all’interno della struttura stessa. Camminando per i corridoi si ha la sensazione di essere proprio sul circuito.

2015 Messico, Playa del Carmen. Spiaggia bianca e acqua cristallina, musica in sottofondo e mente che vola verso casa.

2016:Abu Dhabi, Saadiyat Island, spiaggia bianca e acqua cristallina, musica in sottofondo e mente che vola verso casa.

Questa è la mia prima settimana da Donnavventura ad Abu Dhabi.
La mia nona prima settimana.
Questa è la mia Abu Dhabi.
Questa è la mia Donnavventura.

ANA

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