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16/11/2017 - Il ritorno in spedizione

Ebbene sì, eccomi di nuovo qui a raccontarvi delle mie giornate come Donnavventura. Dopo aver riposto nell’armadio il mio cappello geo, ho potuto tirarlo fuori nuovamente.
Durante il mese di ottobre, mentre ci trovavamo ad Addis Abeba, mi sono ammalata e sono stata costretta a far ritorno a casa. Sarò estremamente sincera, nonostante il grande dispiacere di lasciare le mie compagne di viaggio e la mia avventura, mi ha riempito di gioia il poter riabbracciare la mia famiglia e le “mie persone” di cui ho tanto parlato. Dopo un mese e mezzo di viaggio senza sentirli è stato strano rivederli. Ci siamo abbracciati e in quell’abbraccio c’era tutto l’affetto che per un mese e mezzo non ci siamo scambiati.
I giorni a casa sono passati velocemente, è davvero strano come lo scorrere del tempo venga percepito in modo diverso durante la spedizione e nella vita quotidiana. Il periodo di convalescenza si è protratto per una ventina di giorni, al termine dei quali ho avuto la conferma della mia ripartenza. Ho rifatto i bagagli, rindossato il cappello, allacciato il marsupio e con lo zaino in spalla ho raggiunto le mie compagne. Non l’ho fatto però sola. Valentina, la nostra veterana, con la quale ero rientrata a metà ottobre e con la quale ho condiviso anche i giorni di malessere, è ripartita insieme a me. È stata bella questa condivisione. Le esperienze che si possono spartire con qualcuno sono sempre più intense e si ritagliano in maniera più definita. Abbiamo viaggiato durante la notte e per questo il volo è sembrato breve, anche se in realtà si tratta di un viaggio che è durato dodici ore in totale. Atterrate all’aeroporto di Male siamo state accolte da un caldo soffocante. Passare dall’autunno avanzato di Milano, tra freddo e nebbia, ad un clima così diverso è stato un bel salto. Abbiamo atteso le nostre compagne per qualche ora e finalmente ci hanno poi raggiunte. Non c’è stato momento, in queste settimane a casa, in cui non abbia pensato a loro, a come stessero, a quello che potevano provare ed al loro stato d’animo. Dopo un mese e mezzo insieme si sono instaurati legami particolari, ma soprattutto lavorare in gruppo spartendosi lavoro, problemi, emozioni, gioie e sorrisi ha creato una complicità ed un sostegno reciproco che forse è comprensibile solo a noi stesse. Ho sempre seguito sui social i loro spostamenti, come chi era a casa faceva con me mentre ero in viaggio. È stato curioso passare per qualche momento dall’altra parte, cambiare punto di osservazione provando a capire quello che prova chi segue da lontano. Insomma, tutto questo per dire che ero felice di rivederle e di tornare a far parte del gruppo, del mio gruppo, con il quale tutto era iniziato. Ed è stato un bel momento. Era come se il tempo non fosse passato, come se non me ne fossi mai andata. Ritrovarle piene di entusiasmo mi ha trasmesso quell’energia che, a dire il vero, volevo trasmettere io loro tornando. Insieme siamo approdate in quella che è la meta da sogno per eccellenza: le Maldive. E’ incredibile vedere come ogni piccolo o grande spazio del mondo abbia colori diversi e sia in grado di regalare dei paesaggi capaci di stupire di continuo. Pensavo che, con i territori dell’Africa orientale visti nella prima parte del viaggio, non sarei più stata in grado di percepire la stessa energia da altri scenari ed invece non è stato così. Le Maldive sono più che famose per il colore delle loro acque, per i suoi colorati abitanti marini e per la sua barriera corallina. I colori del cielo e del mare, che di notte si fondono tra loro fino a non individuare più l’inizio di uno e la fine dell’altro, il profumo di vegetazione tropicale che è inconfondibile, il silenzio della terra, interrotto dal solo infrangersi delle onde del mare, la pace che pervade ogni persona che vi si trovi, i pesci che silenziosamente creano disegni nel mare con le loro pinne… queste sono le immagini che vorrei riuscire a descrivere affinché si capisca la loro imponenza. Le settimane che abbiamo davanti ormai sono poche, la nostra irripetibile esperienza sta per volgere al termine e proprio per questa sua unicità, dobbiamo prendere da ogni istante tutto quello che può regalarci e fare tutto questo insieme, perché insieme tutto ha un altro sapore.

Chiara Francesca

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