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15/09/2016 - IN VOLO

In volo… penso.
Ancora una volta lontana da casa, per molto tempo, con lo stesso spirito ma una consapevolezza diversa. Più matura, forse. Più fortunata, di sicuro.

In volo… sogno.
Luoghi lontani, mai visti. Deserto e grattacieli che si fondono in un paesaggio lunare e futuristico al tempo stesso; donne che ai mercati d’Oriente acquistano verdure per il pad thai; coppie di innamorati che sulle panchine di Montmartre intrecciano lucchetti alle storie di qualcun altro, giurandosi amore eterno; surfisti che attendono pazientemente l’onda giusta mentre ragazze dai fisici palestrati sfilano sui loro pattini a rotelle; candida sabbia bianca che sembra quasi polvere di stelle, bagnata da uno dei mari più belli del mondo; occhi a mandorla che nelle sale da thè più eleganti di Ginza si gustano un hanatsubaki senza sapere che c’è qualcuno che dall’altra parte del mondo ha avuto già modo di apprezzarli.

In volo… gioco.
Con le rime e gli indovinelli. Con l’inglese e il francese. Con lo schermo e il sedile. Rincorro le nuvole mentre la terra scorre sotto di me. Sembra tutto immobile laggiù, mentre io vado alla velocità della luce.

In volo… guardo.
Ad un millimetro del mio naso, dove c’è sempre tutto ciò che vorrei, tutto ciò di cui ho bisogno, e poi al di là del finestrino dove c’è invece ciò che mi aspetta. Schiaccio il tasto play: che l’avventura abbia inizio.

In volo… vedo.
Il mio riflesso nel monitor. Ed io, ancorata all’immagine di ciò che ero alla mia prima spedizione, non mi rendo conto di aver toccato un numero che è quasi diventato a due cifre. Alzo gli occhi: un tondo perfetto bianco su sfondo blu è il quadro che la cornice dell’aereo mi permette di fotografare nella mente. Il tempo passa, i fusi orari si susseguono, la luna è già alta nel cielo e l’orologio segna le sette di sera.

In volo… leggo.
Tra le righe della storia della mia vita in bilico tra passato e futuro, vivo il presente come quello che dev’essere: un dono. Lo dice la parola stessa.

In volo… sento.
Con le cuffie e con i sensi. Scorrono le parole delle canzoni, che potrei provare a trattenere scrivendole su un foglio da mettere insieme ad una fotografia nella tasca di un jeans sbiadito, come potrei provare a trattenere la lacrima che mi riga il viso mentre il comandante annuncia alla cabin crew di prepararsi per l’atterraggio. La lascio scendere, la sento scivolare lungo la guancia ed appoggiarsi su un angolo di bocca. E’ li che deve stare. Ha raggiunto la sua meta. Ed anche io ho raggiunto la mia: Abu Dhabi.

In volo… vivo

ANA

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