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06/10/2017 - Bye Bye Kenya

Terra rossa e scarpe bianche… possono mai andare d’accordo? Strano ma funziona. Un po’ come noi e il Kenya. Siamo rimaste macchiate indelebilmente dalla terra rossa. Certo, puoi sempre lavarle le scarpe, ma non ritorneranno mai come prima.
Il Kenya ti lascia un segno permanente.
In tutti i viaggi in macchina, ho capito che questa terra ha molte particolarità, come per esempio, un “car wash” ogni due kilometri, anche in mezzo al nulla; un caos pazzesco ad ogni centro abitato, con molta gente per le strade senza fare niente. Qui è come se aspettassero qualcosa: se ne stanno tutti seduti per terra, su secchielli, su gomme in disuso, su sedie mezze rotte, sui motorini… tutti fermi a guardare il frastuono che hanno intorno, senza fare N U L L A, anzi si, ti fissano con occhi a volte persi, a volte fermi.
I bimbi però sono una cosa a parte, appena ci vedono iniziano ad urlare quella parolina che fa impazzire tutti i bambini: “sweets!”. Corrono verso di noi sorridendo e salutando. Le manine che entrano dai finestrini in cerca di un contatto.
Come quando, all’orfanotrofio di Malindi, le bimbe mi accarezzavano i capelli e i bimbi mi guardavano le mani. Gesti così semplici da spezzare il cuore. Un bambino, di due, tre anni al massimo, mi si è avvicinato e con gli occhi mi chiedeva un abbraccio: non potete capire il musino pieno di felicità dopo averlo stritolato. Aveva una polo marrone tutta macchiata e i pantaloncini rotti. Volevo davvero tenermelo tutto per me! Più pensavo al fatto che era da solo e più mi veniva il magone. Tuttavia però, nella sfortuna, ha una grande e grossa fortuna: essere nell’orfanotrofio di Luisa e Renato, due pensionati di Milano che stanno dando anche quello che non hanno pur di mantenere i loro cento figli ed è anche per persone come loro che questo paese ti lascia il segno.
I lunghi i viaggi con la nostra carovana mi hanno fatto apprezzare anche le mandrie di mucche in mezzo alla strada… magre, magrissime, con i pastori a loro seguito; i baobab sparpagliati qui e là, le palme, le case fatte di sterco, fango e rametti di arbusti, ma con una mega parabola, che spuntava fuori dal tetto.
La gente cammina in mezzo al nulla, senza sapere da dove viene e dove sta andando. Quanta strada deve ancora percorrere? La fa tutti i giorni? Sta andando al lavoro? O semplicemente a prendere l’acqua e il cibo per poter mangiare?
A Mombasa invece mi hanno colpito molto i famosi pulmini. Coloratissimi e pieni di gente seria, arrabbiata col mondo di primo acchito, ma dopo un “jambo!” con la mano, i più felici sulla faccia della terra! Qui le filosofie dell’Hakuna Matata e dello “Smile Always” non mancano mai. Dovremmo adottarla anche noi qualche volta, che ne dite, ci proviamo?
A parte queste proposte belle da dirsi ma difficili da farsi, non vi ho ancora raccontato delle strade sterrate. Avete presente quando vi perdete e in un bivio dovete decidere tra una strada “principale” e una piccola strada che sembra che non ti porti da nessuna parte? Ecco, qui in Kenya, oltre ad essere laureata in “strade sterrate” devi prendere anche una laurea in “prendere le stradine che non prenderesti mai”. Assurdo, ci è capitato di fare anche quattro ore di strada sterrata piena di buche e sassi, per arrivare a lodge super lussuosi o addirittura ai principali parchi nazionali. Un consiglio: non date mai niente per scontato qui!
Posso dire che questo paese mi ha anche aiutato a migliorare nei miei audio-video. Giuro che ce la sto mettendo tutta, studio un sacco la sera e ripeto a voce alta. Infatti non vado mai a letto presto: studio più qui che ai tempi del liceo! (ops!).
Infine, trenta notti piene di stelle, una luna stupenda, trenta giorni meravigliosi, quattro settimane per poter tirare le somme definitive di questa prima tappa.
È stato bellissimo poter vedere ancora una volta come si vive in un altro mondo, osservare le grandi e piccole, anzi piccolissime cose, come la lametta al posto del temperino nella scuola elementare masai nel Masai Mara o l’assenza di gessi e la lavagna piena di parole e matematica.
Ora però ci aspettano vari cambiamenti: l’Etiopia e l’aggiornamento della squadra. Non è facile parlare di questo argomento quindi meglio lasciare che parlino da soli i fatti: vedremo come andrà a finire, yo le pongo garra hasta el final!
Asante Sana Kenya!

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