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06/10/2017 - Bye Bye Kenya

Un mese esatto di viaggio in una terra incredibile. Trenta giorni di viaggio in Kenya in lungo e in largo. Giornate di safari, villaggi, tribù, orfanotrofi, trasferimenti in van. Momenti di tensione e momenti di riposo. Istanti emozionanti e unici di fronte all’immensità di questo Paese.
Volge al termine il grande capitolo Kenya e mi assale un groviglio di sensazioni. Sono felice e grata per aver avuto il dono di conoscere in profondità questo Paese e per le meravigliose esperienze collezionate, ma dall’altra parte si fa largo in me un piccolo sentimento di nostalgia verso tutto questo. Da un lato scalpito dalla voglia di partire per la prossima tappa della spedizione, l’Etiopia, dall’altra vorrei rimanere un po’ di più qui, a godermi in silenzio, qualche giorno in più, il mio Kenya. E pensandoci bene, posso comunque farlo qui su questo foglio bianco, ripercorrendo il mio viaggio per poi chiudere questo grandioso capitolo e aprirne di seguito un altro.
E’ stato un turbinio di emozioni. La cultura swahili è molto diversa dalla nostra e questo l’ho appurato soprattutto occupandomi della mansione di cambusiera. Interfacciandomi tutti i giorni con i servizi degli hotel e ristoranti, ho capito che qui vige la regola dell’Hakuna Matata, che significa “nessun problema”. La gente è tranquilla, vive con serenità e senza fretta. I primi giorni non è stato semplice comunicare e soprattutto farmi capire, ma poi pian piano sono entrata nel meccanismo e adesso….Hakuna Matata!
La squadra è partita subito forte e affiatata, ma ovviamente abbiamo dovuto faticare tanto prima di trovare l’equilibrio e l’organizzazione giusta per svolgere tutti i “mille” lavori giornalieri.
I safari sono stati il punto centrale della spedizione e il ruolo di reporter, che apparentemente può sembrare facile, si è rivelato molto complesso. La sveglia presto al mattino, la pianificazione degli itinerari, l’utilizzo e la gestione di macchine fotografiche e videocamere delicate, la spigliatezza e la preparazione di fronte alla telecamera anche in condizioni sfavorevoli, la puntualità e la precisione, la prontezza nel risolvere problemi di ogni genere, le notti a lavorare davanti al computer e il sonno arretrato. Il tutto senza la minima distrazione. Questa è una Donnavventura e il Kenya me l’ha insegnato.
Poi la parte più dolce è arrivata con i bambini…quanti bambini! Quando attraversavamo i piccoli villaggi kenioti, gruppi di bimbi correvano dietro ai nostri fuoristrada e i loro sorrisi, così puri e autentici, ci strappavano sempre qualche lacrima.
I villaggi dei Masai sono stati anch’essi un’esplosione di emozioni. I loro canti e salti erano così potenti da far tremare la terra. Avevano una fierezza negli occhi e un senso di appartenenza alla loro tradizione da farmi venir voglia di essere una di loro.
Infine la costa, le sabbiose spiagge bianche e l’acqua dell’Oceano Indiano. Un vero paradiso che abbiamo vissuto da due prospettive a dir poco perfette: in barca e in volo.
Quello che mi rimarrà più impresso nell’anima sicuramente saranno i colori. Non potrò dimenticarmi del verde della rigogliosa vegetazione, del rosso della terra della savana, del nero della pelle keniota, del turchese dell’Oceano, dei variopinti tessuti swahili e poi ancora dei colori dei tramonti nei parchi nazionali.
Nel ricordare nostalgicamente il mio Kenya, mi concedo di vagare nel mio cuore, rivolgendo un forte pensiero alla mia famiglia che amo immensamente.
Domani ci aspetta il nuovo capitolo dell’Etiopia e probabilmente la squadra subirà dei cambiamenti. Nel frattempo chiudo gli occhi e mi addormento per l’ultima volta in questo splendido Paese.
Ciao Kenya.

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