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Reportage del 16/09/2011 - MADAGASCAR - LE PISTE DEL SUD

DODICI ORE DI PISTE AL GIORNO

Dodici ore di piste al giorno fra sabbia, baobab o guadi. Queste sono le parole con le quali riassumerei le mie ultime tre settimane di spedizione nel sud del Madagascar. Volevamo l’avventura? Ed eccoci accontentate, che avventura sia!!
Quando siamo partite da Tana sapevamo soltanto che ci saremo dirette verso sud, o poco più, senza conoscere realmente a cosa saremo andate incontro. Invece sveglia al mattino presto, ritmi serrati, pasti fugaci per strada, ma ancora non eravamo a nulla. Da Morondava a Tuléar la strada è stata tutta in salita, ma parlo in senso figurato. Sebbene non dimenticherò mai lo spettacolo del sole che scaldava il viale dei baobab millenari di Morondava all’ora del tramonto, ci sono altrettanti momenti che non scorderò mai perché ci hanno davvero messe alla prova… La sabbia innanzitutto! Da driver ufficiale di Billy facevo davvero fatica a star dietro al nostro Capo Spedizione. Marce ridotte e pneumatici sgonfi, questa è stata la chiave del nostro successo, sennò non sarei qui a scrivere, anzi, probabilmente sarei ancora insabbiata in qualche angolo dimenticato del Madagascar! Eppure ne abbiamo incontrate di macchine insabbiate nel nostro percorso e l’abbiamo persino soccorse, tanto che il nostro Capo Spedizione è arrivato a dire ad un autista: “Non è che devo lasciarle una delle ragazze per venire fuori dalla sabbia?” Davvero un onore per noi sentire le sue parole!
Alle difficoltà delle piste aggiungiamo che, almeno per pranzo, non abbiamo quasi mai mangiato comodi seduti a qualche tavolo, bensì nei villaggi incontrati per strada con le popolazioni aborigene.
Naturalmente pure gli alloggi non erano il massimo del comfort e della pulizia. Si dormiva un po’ dove capitava seguendo il nostro itinerario. A volte si è trattato di vere e proprie topaie, nel senso letterale del termine. Memorabile una notte quando ero in camera con Giorgia che ad un certo momento si è messa a urlare alla vista di un topo. Quella volta penso abbia svegliato l’intero villaggio! E come scordare l’hotel vicino a Salary Bay, un luogo incantato dove il mare era turchese e cristallino come quello polinesiano, dove però ci hanno addirittura costruito il letto sotto i nostri occhi?
Per non parlare poi dell’acqua e della corrente che in tutto il Madagascar sembrano un vero privilegio. La cosa curiosa è che, in questi villaggi, quasi completamente sprovvisti di corrente, i pochi fortunati che posseggono un cellulare devono portarlo in dei centri appositi per caricare la batteria al modico costo di 500 ariari (circa 25 centesimi di euro). Insomma eravamo così abituate all’essenzialità dei nostri alloggi e alla mancanza di servizi, che appena siamo arrivate al meraviglioso Parco di Isalo, quando abbiamo intravisto il nostro affascinante resort a quattro stelle non ci sembrava vero. Quasi si trattasse di un miraggio apparso fra la savana ed i massicci del parco!
Tuttavia solo ora che siamo tornate alla nostra base, Tana, è davvero possibile tirare le fila della nostra avventura nel sud del paese. Certo l’esperienza non è stata facile, anzi, ha senza dubbio testato il nostro spirito di adattabilità e la prova in questo senso mi sembra che sia stata superata piuttosto bene da ognuna di noi. Peccato siano emersi un po’ di difetti che indeboliscono questa fantastica squadra: mancanza di comunicazione, di ascolto e di disciulatezza, come ama dire il nostro capo spedizione. Per fortuna la natura, la gente e le esperienze fatte in questo paese sono state così forti da distogliere completamente la nostra attenzione da questi problemi! La gente in particolare. Così semplice, così sorridente, così rispettosa. Loro ci chiamano “vasaha”, che in malgascio significa stranieri, ma a noi piacerebbe quasi definirli compagni d’avventura, perché loro sono sempre lì, che ti circondano incuriositi, che ti accompagnano quando non sai dove andare, che mangiano con te e ti insegnano ad amare e a conoscere la loro meravigliosa terra, il Madagascar.


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