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01/10/2017 - Le tre settimane di safari

Di settimane ne sono passate parecchie dal nostro arrivo in terra kenyota e posso dire che tutte hanno avuto come comune denominatore il safari.
Eh sì, è stata una full immersion che mi ha fatto convivere con la terra.. ovunque! A volte cambiavamo anche colore della pelle, c’era una patina rossa che per tre settimane ha fatto parte del nostro corpo. Sì, ci lavavamo, ma già la mattina dopo, bastavano 100mt nel cruiser ed eravamo nuovamente punto e a capo.
Abbiamo fatto ben 22 game (termine molto british utilizzato per definire una battuta di caccia ed usato ancora oggi nonostante il divieto ferratissimo di cacciare) e visto un’infinità di animali che fino a quel momento avevo conosciuto solo attraverso documentari o riviste che mio zio regalava sistematicamente, per ogni compleanno, a papà. Beh, posso assolutamente confermare che di differenza dal divano alla savana ce n’è tanta e che stare ad un metro e mezzo dal predatore per eccellenza è davvero emozionante!
Non so se anche per voi è così, ma io ho sempre immaginato che lo scenario della savana fosse arido, secco e che il colore predominante fosse il giallino opaco. Ecco, diciamo che la Disney con “Il Re Leone” ha contribuito parecchio a fissare nella mia mente quest’immagine. Volete sapere una cosa? Non è assolutamente così.
Siamo state nei parchi più importanti del Kenya, da nord a sud. Una prima tappa nei parchi del Samburu, Shaba e Buffalo Springs, per poi andare verso ovest al Nakuru, paradiso per i fenicotteri rosa e per molte specie in via d’estinzione. Il Masai Mara, invece, è il classico panorama che chiunque penserebbe quando si parla di safari, e che pensavo io in primis: savana piana, arborea in qualche punto con acacie che spuntano come se fossero macchie. Lì sembra che non ci sia né un inizio né una fine. La superficie si estende illimitatamente ed il cielo sembra che abbia una profondità diversa, non c’è nulla che irrompe in quel velo azzurro sul quale le nuvole sembrano quasi disegnate. Ultimi per situazione temporale, ma non sicuramente per fascino e bellezza sono i parchi dell’Amboseli e dello Tsavo, dove si mescolano innumerevoli e differenti ecosistemi, tanto da essere riconosciuti come risorse della biosfera terrestre. Il primo ha come sfondo l’imponenza del Kilimangiaro che dall’alto ne domina il paesaggio e crea delle zone verdi e azzurre ,con le sue falde che spuntano sul terreno scatenando giochi di colore, il secondo invece, regala ai più fortunati, come lo siamo stati noi, delle piccole oasi con sorgenti dall’acqua limpida, dove abbiamo ammirato degli strani pesci turchesi, che sembrava avessero un aspetto “preistorico”.
Ecco, dopo aver descritto, più o meno, i paesaggi che hanno ospitato i nostri game, arrivo adesso alla parte più entusiasmante: gli animali.
La cosa che mi ha stupito di più è stata riuscire ad avvicinarsi davvero tanto ad animali che non sono abituati alla presenza dell’uomo. Abbiamo visto giraffe di vario genere correre in maniera così scoordinata che sembrava dovessero cadere da un momento all’altro. Elefanti giganti, sempre con i cucciolini al seguito, che spesso e volentieri si avvicinavano alle nostre auto creando attimi di panico. Anche se il più terribile è stato quando un bufalo “imbufalito”, scusate il gioco di parole, ha inseguito parte del team che si era avvicinata troppo. Ricordo ancora le parole di Kim “ 2 minuti ed eravate morti “. Non è stato molto prudente, ma fa parte del viaggio anche questo.
Le emozioni sono state tante e tutte straordinariamente diverse, come anche le attese. Anzi, posso dire che il re della savana non si è fatto attendere proprio tanto e con una doppietta fatta lo stesso giorno abbiamo beccato una coppia di leoni ed una leonessa che sbranavano un orice appena ucciso. E’ stata una scena davvero forte, ero l’unica ad avere il finestrino con la vista migliore ed avevo tutta la responsabilità del video tra le mie mani. Non so se stavo sudando di più per la scena o per la paura di premere un tasto sbagliato su quella telecamera, che allora mi sembrava una tecnologia aliena. Fortunatamente per la mia incolumità è andato tutto bene, sennò probabilmente in pasto ai leoni ci sarei stata io come prossima vittima!
I colori dei manti degli animali sono strabilianti, è incredibile come la natura riesca a creare con enorme perfezione questi disegni ed in particolare di riferisco alla zebra. Un animale dall’eleganza regale, meno che quando emette il verso che è un misto tra quello di un cavallo e quello di un asino. Righe bianche e nere che s’intervallano tra loro creando un pattern davvero meraviglioso. Sto tenendo a mente tutto ciò che vedo, visto che Chiara mi ha commissionato la progettazione di casa sua ad immagine e somiglianza della savana!
L’animale che ci ha fatto sudare di più non potete immaginare mai qual è stato: l’ippopotamo. C’è da dire che noi cercavamo l’ippopotamo fuori dall’acqua durante le ore più calde della giornata, che quindi equivale a cercare un ago in un pagliaio, ma dopo ore di ricerca tra una sponda e l’altra del fiume Mara con il calare del sole è finalmente venuto fuori, in tutto il suo splendore e devo dire che è davvero tanto buffo! Ma quel giorno le sorprese non erano ancora finite e il tramonto della savana ci ha regalato uno spettacolo mozzafiato, che credo solo in pochi sono riusciti a vedere. Parlo dell’accoppiamento di un leone con una leonessa, sotto la luce debole del sole che stava cedendo il posto alla notte. Vi giuro che è stato da brivido. Una sensibilità che non credevo potesse esistere in un animale.
Sono entrata a contatto con una natura formidabile, che non credevo tale. Ho visto albe e tramonti da perdere il fiato. E’ assolutamente vero che la terra Africana è una terra magica e sono sicura che certe immagini, e soprattutto certi tramonti, non li dimenticherò mai. Colori che si mescolano nel cielo creando delle cromie impossibili da ricreare artificialmente. A volte non riuscivo neanche a fotografarli perché quello che percepiva l’occhio era qualcosa di troppo perfetto ed incredibile rispetto a quello che poi si vedeva sullo schermo della macchina fotografica.
Spero di aver reso, anche se in minima parte, l’idea di quello che ho visto e provato. Certe cose sono difficili da descrivere con le parole, e solo chi le vede e le prova sa di cosa parlo.
Il primo mese è finito, davanti ancora ho tanto da vedere, mi manca condividere tutto questo con le persone che amo, mi manca anche solo raccontarlo, ma (mi riferisco alle MIE persone) sappiate che al mio rientro dovrete ascoltarmi per molto tempo, quindi siate liberi finchè potete, perché per Natale non avrete un attimo di tregua!

Ps: Oggi ho mangiato il filetto allo Stroganof (o come caspita si scrive)... tu lo fai meglio!

Marianna

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