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01/10/2017 - Le tre settimane di safari

Siamo in viaggio ormai da più di un mese ed il tempo trascorre in modo anomalo. Le giornate corrono veloci, ma sembra di essere partite da molto di più. La cognizione del tempo non coincide con quella che si ha a casa, e questo forse è una delle cose affascinanti del viaggio. Questo mese è stato quello di assestamento durante il quale si è dovuto imparare a stare ai ritmi imposti, a svolgere autonomamente le proprie mansioni e ad essere veloci senza perdere pezzi per strada. Dopo essere passate per Nairobi abbiamo iniziato il nostro viaggio attraverso tutti i parchi più importanti del Kenya. Il safari è qualcosa di irrinunciabile quando si solcano queste terre. Noi lo abbiamo fatto per tre settimane. Sono state difficili, le giornate nella savana sono molto calde, gli spostamenti sono lunghi e l’attenzione deve essere sempre viva soprattutto per chi, come noi, lo affronta in senso lavorativo. Ma, al tempo stesso, è una delle esperienze più emozionanti che regala momenti da togliere il fiato e davanti ai quali non si può che rimanere in silenzio. I primi giorni di safari sono stati forse i più belli: cercavamo con estrema cautela qualsiasi animale, curiose di vedere finalmente dal vivo quelli che fin da quando siamo piccole abbiamo visto solo attraverso lo schermo. Il primo protagonista che abbiamo incontrato è stato l’elefante. In tutta la sua grandezza è timoroso, è un gigante buono. Si muove con estrema tranquillità, nei suoi occhi si legge molta dolcezza e la sua proboscide non può che suscitare simpatia. I suoi cuccioli sono incredibili. Con le tozze zampe ancora corte camminano nascosti sotto il ventre delle proprie mamme inciampando buffamente nelle loro proboscidi. Si muovono in gruppo e quando li si scorge arrivare l’uno accanto all’altro si ha davanti una vera e propria cartolina. L’animale che ha la mia particolare simpatia è la giraffa. È buffa ed elegante allo stesso tempo. È molto timida, infatti avvicinarsi senza farla allontanare è davvero difficile, ma con pazienza ci siamo riuscite. Ci siamo trovate tu per tu con il suo muso mentre insospettita masticava. Stava immobile e fissava, in apparenza, indifferente. La cosa che più adoro di loro è il modo di correre: avendo le zampe posteriori più corte, è come se corressero “al rallenty” e con loro non abbiamo mai avuto bisogno di fare lo “slow motion”. I paesaggi tra i grandi parchi sono tutti diversi: si passa da distese di terra arida e secca, la così detta savana piana, a grandi spazi di terra rossa con fitti boschetti, a zone paludose e con sorgenti di acque dolci. In questi corsi d’acqua siamo riuscite a vedere l’ippopotamo. È un animale molto pigro che passa intere giornate a mollo nell’acqua sofferente per il caldo, anche se inaspettatamente ho scoperto essere l’animale più pericoloso di tutta la savana. Si, perché questo animale che si presenta come abbondante e pacioccone può raggiungere i 30 km/h sulla terra. Anche in natura si trova conferma del detto “l’apparenza inganna”! Ma seppur anche le zebre con il loro manto a strisce, le scimmie con le piccole mani prensili e i fenicotteri dalle piume rosa siano animali meravigliosi, quello davvero incredibile rimarrà sempre il leone. Non a caso è il re della savana e se lo si vede dal vivo si può realmente capire questa sua definizione. Non ci si può che innamorare. Ha un portamento elegante, ogni sua movenza denota forza e sicurezza, e la sua folta chioma lo rende unico. Siamo state particolarmente fortunate perché incontrarlo non è scontato. Noi abbiamo avuto una doppia fortuna: ci siamo imbattute in lui mentre era in “luna di miele”. Leone e leonessa insieme durante il corteggiamento e l’accoppiamento. È stato sicuramente questo uno dei momenti che ha segnato il nostro safari. Il safari è questo. È una realtà dove ci metti qualche istante per realizzare quello che ti circonda per quanto sia incredibile. I colori della terra, del cielo, i rumori della natura e i versi degli animali hanno un sapore che da spiegare a parole è davvero difficile. Se però mi si chiedesse cosa davvero io ho apprezzato di più non posso che dire il sole. Cambia colore ogni momento e da connotati diversi alla terra di continuo. Il sole sorge alle 6.30 e con il suo aspetto ancora rosa tenue inizia a scaldare l’aria fredda della notte. Più ci si avvicina alle ore centrali della giornata più diventa giallo intenso, spopola la terra dagli animali che vanno alla ricerca dell’ombra per riposare e rende la terra ancora più arida. Nelle tarde ore del pomeriggio si ingrandisce sempre più e si prepara a sparire all’orizzonte. Il sole regala alla terra africana dei giochi di luce sull’arancione, fino a diventare rosso fuoco. È così che dà l’ultimo saluto congedandosi in un romantico arrivederci.
È questa, per me, l’essenza di questa terra, è questo il mal d’Africa.

Alle “mie persone”, che mi mancano infinitamente, dedico tutto l’affetto che durante le giornate ho preso da questi momenti.

Chiara

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