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11/09/2017 - La prima settimana

È da quando avevamo appreso a fine luglio di far parte del nuovo team di Donnavventura che abbiamo contato i giorni e le ore facendo il conto alla rovescia per la partenza. Senza nemmeno accorgercene le vacanze estive ci sono scivolate tra le dita ed il giorno è poi arrivato. Siamo a Settembre e se fino all’ultimo giorno di Agosto questa data sembrava sempre più vicina, ma mai sufficientemente da riuscire a rendersene conto, era arrivata davvero. L’attesa per me è stata elettrizzante anche se, non lo nascondo, con qualche timore. Si tratta pur sempre di più di tre mesi lontano da casa, dalla propria famiglia e dai propri amici, immerse in un mondo sconosciuto con tradizioni lontane dalle nostre e con ritmi serrati da sostenere. Era la prima domenica del mese quando ci siamo ritrovate tutte insieme davanti ai cancelli della redazione. Tutte frastornate ed emozionate, con gli occhi di chi aveva appena pianto per i saluti e per la felicità. Ma tutte noi eravamo accomunate da un dubbio in particolare che ci si poteva leggere chiaramente in viso: avremo dimenticato qualcosa?
I primi tre giorni siamo rimaste a Milano, non sono pochi i preparativi a cui dover far fronte per un viaggio di cento giorni. Sono state ore particolari. Milano è la mia città e l’essere lì senza poter vedere le “mie persone” mi lasciava l’amaro in bocca. Ho avuto difficoltà nello staccare la mente e considerarmi già in viaggio. I giorni si sono susseguiti rapidamente e noi eravamo pronte a prendere il primo volo verso Nairobi, con scalo ad Addis Abeba. In aeroporto, a ridosso dell’imbarco, ci sono stati ritirati i telefoni, perché durante la spedizione non è consentito l’utilizzo di questi. Personalmente è stato il momento più difficile. Il mio ostacolo più significativo è stato il distacco dalle persone a cui sono legata. Vivo i rapporti in modo intenso, se riesco a rendere l’idea, e ho bisogno del loro affetto costantemente. Il non poter contare sulla loro presenza in questi mesi è per me tanto un ostacolo quanto un obiettivo: bisogna saper contare sugli altri, avendo la capacità di fidarsi, tanto quanto su se stessi. Ed io su questo, un poco ancora, ci devo lavorare. Sono convinta sarà un viaggio in grado di emozionarci nel profondo e di lasciarci dentro “un qualche cosa” che sarà incancellabile, ma sono altresì convinta che porterà un cambiamento in noi stesse: è un lavoro di squadra il nostro e tutto si basa su questo, ma è anche l’opportunità di rafforzarci singolarmente.
Abbiamo viaggiato tutta la notte e quando siamo arrivate al mattino a Nairobi non eravamo ancora lucide abbastanza per realizzare che eravamo davvero arrivate. Ne parlavamo da mesi ed ora ci eravamo, eravamo in Africa. Quello che più colpisce è la diversità dei colori, della gente, degli usi, costumi e sapori. È qui che ci si rende conto che non si tratta solo di un viaggio attraverso diversi territori e paesaggi, ma di un viaggio dentro le persone, tutte diverse, ma in fondo, così uguali.
I primi giorni li abbiamo trascorsi a Nairobi. È una città che sorprenderebbe tutti i milanesi per il traffico che la caratterizza. Un mese in questa città africana ed il traffico di Milano verrebbe percepito come la coda alla cassa del supermercato, nulla di più. Ai bordi delle strade si vendono frutti di tutti i generi, ma in particolar modo banane ed ananas. Se noi siamo abituati a vederci venire incontro uomini muniti di grossi mazzi di rose, qui veniamo sicuramente sorpresi. Abbiamo avuto l’occasione di frequentare diversi ambienti che ci hanno permesso di avvicinarci agli usi di questo popolo, dalle strade cittadine, ai centri commerciali e parchi a ridosso della città. Dopo qualche giorno il nostro percorso ha raggiunto la seconda meta: Nyeri. Qui abbiamo alloggiato una notte nell’hotel situato all’interno del Parco Nazionale Aberdare. Le finestre delle nostre camere davano sul parco, dove elefanti e bufali si abbeveravano. È stato davvero meraviglioso addormentarsi e svegliarsi con uno scenario di questo tipo davanti ai propri occhi.
Al mattino seguente ci siamo spostate alla base del Monte Kenya e qui abbiamo sostato al Mount Kenya Safari Club, hotel particolarmente noto per la sua posizione: è attraversato nel mezzo dalla linea dell’equatore. Il momento che aspettavo di vivere con più entusiasmo era l’alba. Lo ritengo uno degli istanti, insieme al tramonto, di più trasporto. C’è chi, che io ritengo tra le “mie persone”, mi ha fatto notare che sono situazioni da cui prendere l’affetto che in dati frangenti può mancarti. Ed io, lo sto facendo. Il sole caldo e di colore rosa scuro che si alza nel cielo ancora blu sopra il Monte Kenya, sarà una delle immagini che mi rimarranno più impresse nella mente e nel cuore.
Questa è stata solo la prima settimana, ogni giorno sarà diverso l’uno dall’altro e ci saranno sempre nuove cose a cui badare e da imparare. Saranno tanti i nuovi colori che vedremo e le emozioni che proveremo, ma sono qui apposta per raccontarle.

Chiara Francesca

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