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02/12/2016 - LA MIA POLINESIA, 2° parte

Esiste un luogo idilliaco dove ci si può sentire a casa pur essendo a oltre ventimila chilometri di distanza? Ovviamente sì.
Un paradiso di isole vulcaniche e coralline, palme da cocco mosse dalla brezza marina, limpide acque turchesi e popolazione allegra e ospitale che trasmette sincerità, voglia di vivere e gioia allo stato puro?
La risposta è sempre sì.
Ho i capelli ricci e schiariti dal sole, la pelle si è abbronzata e adattata ben presto al caldo sole tropicale. Un fiore di Tiarè dietro l’orecchio sinistro.
Metto i piedi in acqua e sento una piacevole sensazione di benessere pervadermi il corpo. Il rumore delle onde che si infrangono sulla sabbia è rilassante quanto basta per farmi sognare.

Piccoli squali pinna nera vengono a giocare con me mentre in lontananza sento l’armonioso suono di un ukulele e un canto sinuoso. Riconosco alcune parole che ormai sono diventate familiari anche per me in queste tre settimane: ia orana, maeva, moana…

Un attimo, ma Moana che fine ha fatto? E’ da un po’ che non la vedo.

Le parole e la musica mi trasportano e non mi rendo conto del tempo che passa.
Qualcosa mi urta un piede, si appoggia leggermente e io allungo un braccio per prenderlo: una noce di cocco.
La osservo attentamente e vedo che è aperta: un po’ di cocco e un bigliettino.
Sgranocchio e inizio a leggere:
“Voglio portarti con me a Rangiroa, quell’anello di calamaro gigante che ti avevo promesso è molto più di un atollo, è il secondo più grande del mondo. Al suo interno c’è una specie di laguna nella laguna, la Lagon Bleu. Acque di un turchese che sono sicura tu non abbia mai visto, e tanti piccoli motu selvaggi e incontaminati dove l’unica parola che riuscirai ad usare sarà: indescrivibile. “Rangi” come la chiamiamo noi, fa parte delle isole Tuamotu, che sono la patria delle perle nere, se sarai fortunata riuscirai anche a trovarne una.”
Chissà come ha fatto a trovarmi quella piccola peste. Non finisco nemmeno il pensiero che un’ altra noce di cocco arriva a riva.
“Poi sarà la volta di Fakarava, non lontana da Rangiroa ma completamente diversa. Se possibile ancor più autentica e wild. Sulla punta meridionale dell’isola, vicino a “La passe” Tumakohua si trova il villaggio Tetamanu, qui abitano solo sei persone, e la mia amica Sabrina non vede l’ora di incontrarti. Vuole portarti su un’isola speciale, che ha una lingua di sabbia rosa che affiora solo con la bassa marea. Se vedi un cagnolino che corre solitario e si rotola nella sabbia non ti spaventare, si tratta di Maki, il cane di suo cugino.”
Quante informazioni che mi sta dando la mia piccola amichetta. Ed io che pensavo si fosse dimenticata di me per come si era congedata l’ultima sera sul catamarano.
Un attimo fuggente, un pensiero, una nuova noce di cocco, un altro bigliettino.
“Non lascerai la mia terra senza esser prima passata da Bora Bora. Certo, il tempo previsto non è dei migliori però ti assicuro che ne varrà la pena. Il Monte Otemanu che domina l’isola è qualcosa di unico. La sua inconfondibile forma l’ha reso famoso e ha fatto il giro del mondo, un po’ come te. La sua punta è avvolta spesso dalle nuvole ma quando il vento soffia un po’ più forte e le spazza via, lascia scoperto uno spettacolo senza eguali. Picchi di basalto ammantati dalla foresta pluviale che sembrano specchiarsi nelle acque azzurre e trasparenti della laguna. A Bora Bora incontrerai molte coppiette in viaggio di nozze, è la destinazione più sognata e gettonata per sugellare un patto d’amore. Se ti rimane un po’ di tempo domenica, dal motu prendi la barca e raggiungi le sponde dell’isola principale, poco lontano dal villaggio principale, Vaitape, c’è una chiesetta protestante dove la messa è colorata, allegra, spirituale e coinvolgente. Non aver paura, non solo ti lasceranno entrare, ma ti chiederanno anche di cantare con loro!”
Che idee strane…
Come al solito non ho il tempo di metabolizzare l’informazione appena ricevuta perché c’è un cocco in arrivo… e devo dire che è davvero delizioso. Ha un sapore buonissimo e diventa una dipendenza, ne mangerei di continuo.
“Ultima tappa?? Mo’orea! E’ praticamente di fronte a Tahiti per cui prima di rientrare a Papeete per prendere l’aereo e abbandonarmi ti fermerai anche in quest’isola. E’ grande e molto verde. Ricorda per certi versi le isole delle Hawaii. Ma c’è una zona nel canale di Mo’orea tra due piccolissimi motu, dove si radunano le razze. Nuotano indisturbate e si fanno anche avvicinare dall’uomo. Con rispetto e attenzione puoi andare anche a fare del trekking sottomarino!! Con uno scafandro da palombaro in testa, cammini sul fondale tanto da sembrarne parte integrante così le razze giocano con te!”
Finsico anche l’ultimo pezzetto di cocco, è sublime.
Riapro gli occhi, i miei piedi sono ancora nell’acqua, le onde si infrangono sulla spiaggia, il fiore di Tiarè al suo posto. Emana un profumo dolce e piacevole, che mi inebria.
E’ tempo di andare, il sole ha lasciato spazio a dei nuvoloni neri, prima che arrivi la stagione delle piogge devo correre verso l’ultima tappa di questa mia spedizione: Tokyo.
Apro la mano. Ciò che mi rimane della Polinesia è una perla nera tra le dita. Un ultimo regalo della mia piccola amica Moana.

Ana

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