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24/11/2016 - LA MIA POLINESIA

“Passengers, we are landing shortly. Please make sure your seat belt is securely fastened…”.
La voce del capitano del volo AirTahiti Nui annuncia che siamo finalmente arrivati a Pape’ete, ma sono talmente stanca che ogni sua singola parola mi entra da un orecchio e mi esce dall’altro. Strizzo ripetutamente gli occhi. Penso che potrei addormentarmi sul nastro trasportatore del ritiro bagagli dell’aeroporto, attendendo il mio, e stare lì tutta notte. Michela, dai, riprenditi. Sbatto le palpebre e cerco di rimanere sul pezzo, ma non dormiamo da due giorni e il jet lag inizia a farsi sentire.
Passato il controllo passaporti, mi avvicino all’uscita camminando peggio di uno zombie, carica di bagagli, ma sono costretta a fermarmi davanti a tre musicanti, che indossano camice floreali e cappelli di paglia: tutta la stanchezza delle 10 ore di volo svanisce all’istante e viene trasportata altrove dalla melodia aggraziata dell’hukulele, dai loro occhi luminosi e dalla voce calda della donna che mi intiepidisce l’anima. Sono un trio improvvisato, ma sono allegri e accoglienti, mi strappano un sorriso e mi fanno pensare – al diavolo la stanchezza! Nel frattempo, un uomo cammina nella mia direzione; i suoi occhi sono vispi e amici. Si avvicina e mi infila una ghirlanda di fiori al collo– Maeva – benvenuta, mi dice sorridente. Sorpresa lo guardo, accenno un sorriso discreto che parte da un orecchio e giunge, alla fine, bello largo, inevitabilmente all’altro.
Esiste, secondo voi, un posto dove tutto quello che vedi, provi e senti è talmente bello e armonioso da farti sentire a casa? Anzi, Casa con la c maiuscola. Sì, dove tutto sembra che viaggi insieme a te, che si muova sinuosamente con te, all’unisono. Un luogo dove il sole è energia pura, la natura è rigogliosa, il profumo dei fiori è ovunque e le palme ondeggiano morbidamente cullate dalla brezza marina. Tutto è calmo, bello, perfetto. Tutto è pace e tutti sono in pace.
Vi posso assicurare, la risposta è sì ed è Polinesia.
Non sorprende che, come me in questo momento, anche i primi esploratori europei che approdarono per caso su queste isole, nel lontano XVIII secolo, rimasero estasiati dallo scenario che si aprì davanti ai loro occhi: abbondanti palme da cocco, alte cime verdi e montuose, danzatrici sorridenti, mare dalle mille sfumature di azzurro; i navigatori tornarono nel vecchio continente, ma fecero ritorno nell’arcipelago presto, subito dopo aver raccontando in patria di aver incontrato il paradiso. Eh sì, la Polinesia è un sogno, un luogo al confine del mondo, quasi irraggiungibile, fatto di capanne, acqua turchese e cocco. È magia e un’arte, è hukulele e musica. È danza, un ballo antico pacato e leggiadro; movimenti che ricordano vecchie storie di popoli di mare e di natura.
Penso a quanto noi occidentali faticheremmo a imparare questa danza così lenta e sinuosa, mentre mi massaggio le spalle indolenzite e arrossate dal sole con dell’olio di monoi, che mi è stato affettuosamente donato giunta a Tahiti. Sento il suo aroma forte e accogliente; il profumo del tiare è perfettamente riconoscibile, di quel fiore dai petali bianchi che è il simbolo per eccellenza della Polinesia: un fiore di una bellezza e purezza estrema, seppur così semplice. Il tiare, il frangipani o l’ibisco, sono soliti essere posti, sia dalle donne che dagli uomini, dietro l’orecchio, specificando la posizione sentimentale: il fiore viene posto dal lato destro se la persona già conosce l’amore, dal lato del cuore, il sinistro, se sta attendendo ancora di essere conquistata.
In Polinesia tutti (dall’autista alla cassiera del supermercato, dall’hostess di volo alla cameriera) hanno un fiore profumato come ornamento e tutti hanno un atteggiamento totalmente rilassato, elegante, piacevole; tutti sorridono e sembrano quasi fluttuare nello spazio, i loro modi sono leggiadri e affettuosi, quasi fossero carezze. Camminando per le vie di Pape’ete incontro solamente visi simpatici, larghi sorrisi e voglia di dare una mano; avverto una positività mai vista o percepita fino ad ora; riconosco che i tahitiani sono un popolo solidale e aperto alla vita, allegro e accogliente.
Il tutto inglobato in uno scenario veramente unico nel suo genere ed estremamente versatile. La Polinesia non è, infatti, solo spiagge bianche e mare, ma un mondo che spazia a 360 gradi: dalle alte montagne ricoperte di vegetazione selvaggia, che fanno venir voglia di allacciare le scarpe da trekking e partire all’esplorazione, ai più romantici bungalow a filo d’acqua che si diramano, come tentacoli di un polipo, su una distesa di acqua cristallina, una piscina naturale: cambi di colore repentini, quasi fossero le pennellate di un pittore su una tela, che vanno dal blu profondo al turchese più chiaro e brillante.
Sapete, prima di giungere in queste isole surreali, avevo sentito qualcuno parlare di una forza speciale, palpabile specialmente qui in Polinesia, un’anima che penetra l’essenza stessa delle cose che ci circondano: il mana. Mi avevano detto – vedrai, il mana è ovunque: si vede, si tocca, si assaggia, si avverte in ogni cosa; lo si riconosce in uno sguardo o in un sorriso, ma è poco più di un sussurro e per captarlo ci vuole pace e attenzione.
Penso di avere capito e di averlo avvertito più di una volta, camminando per le vie di Pape’ete, nuotando nell’Oceano nei pressi di Taha’a o dormendo in una capanna a Rangiroa; ma vi posso assicurare che la ricerca della sua essenza è interminabile e continuerà. Wow, questa Polinesia è immensa. A presto.

Michela

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