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24/11/2016 - LA MIA POLINESIA

Una perla nera. Il sogno di una vita. Una storia. La mia.

Moana è una bambina tranquilla, vivace e solare, curiosa e selvaggia al punto giusto.
I suoi occhi sembrano chicchi di caffè tostato, sono allungati e dolci; la sua pelle è liscia e setosa, ha il colore di chi è nato sotto il sole e passa la vita a giocare tra acqua salata e palme da cocco. Mi piace il nome Moana, in lingua tahitiana è il mare, ma assomiglia molto anche a Ohana. Ohana significa famiglia, e famiglia vuol dire che mai nessuno viene lasciato indietro o abbandonato.

Viene a trovarmi ogni sera sul catamarano per raccontarsi, per chiacchierare, o forse solo per allietare il mio sonno e alleviare la mia nostalgia. Appare non appena mi metto a letto. Bussa sull’oblò con quella faccina simpatica e irresistibile. Non le si può dire di no.
E va bene nanetta… arrivo!!
Salgo senza svegliare nessuno e mi distendo a guardare le stelle. Il cielo qui ha qualcosa di magico. Sembra diverso, più profondo, con una volta celeste più inarcata. Moana mi ricorda che sono dall’altra parte del mondo e che non posso paragonare questo cielo a quello a cui sono abituata. Ma lei non sa a cosa mi riferisco. Non sa che stelle guardo, quanto siano luminose e quanto significhino per me. La lascio parlare, ha tanto da raccontarmi sulla sua terra.
“Cosi tante isole, isolotti, atolli e motu… distribuiti in cinque grandi arcipelaghi che coprono nel complesso una superficie paragonabile all’intera Europa. Voi vi siete imbarcate nella marina di Uturoa, sull’isola di Raiate’a e state navigando alla scoperta delle Isole della Società, anzi più precisamente delle Isole Sottovento… “
Lei continua a parlare e io mi perdo nei miei pensieri. E’ strano come il destino abbia voluto farmi vivere la mia Polinesia a distanza di qualche anno. Mi era passata davanti, non era il mio momento e l’ho lasciata andare. Ora sono qui, a parlare con il cuore in mano ad una bambina sconosciuta che nessuno può vedere tranne me. Quando mi accorgo di essermi addormentata e riapro gli occhi Moana non c’è più. Vedo solo dei lampi all’orizzonte.
Il meteo in questi primi giorni di navigazione non è stato molto clemente, anzi. Il bollettino annuncia temporali e nuvole. Ma si sa, dopo la tempesta torna sempre il sereno. E così è stato anche per noi. La vita in barca mi affascina molto, è un’esperienza faticosa e istruttiva, diversa e autentica. Un modo nuovo per vedere e vivere un paese, sentendosi quasi a casa. Le giornate scivolano via veloci, allo stesso ritmo con cui noi veleggiamo al largo di Taha’a. La sera sopraggiunge rapida e con lei le palpebre iniziano a farsi pesanti. Eccolo li… il solito toc toc… alzo lo sguardo e incrocio i suoi occhi profondi.
Ci sono! Salgo subito! Sguscio fuori dal mio consueto oblò… ia orana Moana. Buonasera.
Ma non mi ascolta nemmeno, attacca subito con il suo racconto di questa sera. Titolo?
Il giardino dei coralli! O così mi pare di aver capito… mi racconta di un canale, adiacente al motu Tau Tau che è un vero e proprio paradiso subacqueo poco lontano dall’isola di Taha’a. Flora e fauna sottomarine senza eguali. Basta stare a pelo d’acqua, nuotare con pinne, maschera e boccaglio e farsi trascinare dalla corrente per venir catapultati in un’altra dimensione. Un mondo fatto di colori, coralli, pesci tropicali, anemoni: vita. E quando si riemerge da questo metro di acqua lo spettacolo lascia senza fiato. Palme mosse dalla brezza marina e sabbia di un bianco accecante, acqua cristallina e turchese, verdi montagne rigogliose e una pennellata di rosso del tetto di una chiesetta in riva al mare. Tutto questo nel raggio di qualche miglio.
Ok ok nana… vai pure avanti, io intanto guardo le stelle e sogno. La prima che vedo, la più luminosa penso sia Sirio, invece poi mi ricordo di essere poco sopra al Tropico del Capricorno e ipotizzo possa essere Marte. Non ne sono sicura e la piccola peste che ho per amica non mi è molto d’aiuto visto che... è scomparsa!
Ci risiamo, se ne va nel cuore della notte, sparisce nel nulla cosi come è arrivata, senza lasciare traccia alcuna.
Io mi lascio cullare dalle onde finchè non mi sveglia qualche goccia di acqua. Sta piovendo, il cielo è grigio e la marina di Uturoa è il posto più adatto per riordinare le idee e fare un programma per i prossimi giorni, quando lasceremo il catamarano e ci avventureremo alla scoperta di un altro arcipelago della Polinesia, le isole Tuamotu. Leggo un pochino, mi documento, riempio il mio diario di appunti e la mia testa di immagini e informazioni, non voglio farmi sfuggire nulla di tutto ciò che mi circonda e che ancora ho da vedere. Ma in questa giornata un po’ malinconica mi sento particolarmente stanca e con la guida in mano mi appoggio sulla rete a prua, il mio posto preferito, lì dove il vento soffia forte e se mi sporgo in avanti posso toccare l’acqua con i piedi. Lì dove posso guardare avanti verso l’orizzonte, e volare con l’immaginazione. Lì dove è iniziata la mia prima avventura con Donnavventura navigando tra le acque delle Bahamas. Lì dove mi sembra di domare le onde e il mare; di possedere una piccola parte di terra e del mio futuro. Chiudo gli occhi e mi addormento, in pieno giorno. Moana arriva piano, tanto che la sento solo perché i suoi capelli mi fanno il solletico sul braccio quando si avvicina. Mi dice che anche in una giornata di pioggia la sua isola è una favola, e io non stento a crederle.
“Se vuoi ti porto a vedere la mia scuola. E’ un po’ lontana da qui ma ci divertiamo molto. Abbiamo un pezzetto di spiaggia tutto nostro accanto al Marae Taputapuatea. Il più vecchio templio polinesiano, costruito in onore di Oro, il dio della guerra, che era venerato dal culto polinesiano del XVII secolo. E la lezione che preferisco è quella di danza!! Si si… hai capito bene, io adoro ballare! Perché la danza qui in Polinesia è molto più che un passatempo. E ’una delle forme di espressione più vitali della cultura moahi, ovvero polinesiana. La nostra storia è fatta di tradizioni orali, e quindi ballare ha una funzione estetica ma rappresenta anche uno strumento per tramandare la memoria del passato. E’ così che io ho imparato ciò che so. Attraverso la musica e la danza. Coreografie rigorosamente prestabilite che raccontano una specifica leggenda, accompagnate dagli strumenti per eccellenza delle nostre melodie: le percussioni, e in particolar modo i tamburi!”
Moana ma oggi sei logorroica o sbaglio…?!?!
Apro gli occhi è non c’è più, al suo posto vedo solo una sfilza di alberi di catamarani fermi nella marina. E’ il momento di fare i bagagli e andare a dormire presto, domattina la sveglia suona all’alba e la mia casa galleggiante sarà solo un lontano ricordo quando un volo interno mi farà atterrare su uno degli atolli più grandi del mondo.
Finisco di lavorare al computer nella dinette interna dove abbiamo allestito la nostra postazione “tecnologica” e mi ritiro nella mia cabina. Il borsone ai piedi del letto è già pronto, ma sistemo ancora un pochino il disordine creatosi in così tanti giorni di navigazione… mi sembra di essermi solo appoggiata al letto quando sento strillare e mi catapulto fuori uscendo dal solito oblò!
Eccola lì… la nana…
Ma perché urli!!! Manco avesse segnato il Milan nella finale di Champions!!
“Urlo perché stavo bussando da un’ora ma tu non ti giravi. Immobile nella tua posizione, abbracciata al cuscino con una faccia sognante.”
Non ricordo cosa stessi sognando, ma sono sicura che il mio sonno fosse profondissimo perché non ho sentito niente ma soprattutto… ero ancora vestita!
Oggi è la seconda volta che mi vieni a trovare, non starai forse esagerando?
“No, domani te ne vai e volevo augurarti buon viaggio. So che andrai in un posto magnifico e ti invidio molto. Io, però, devo restare qui. Qui c’è la mia famiglia, questa è la mia vita. Tu portami con te e fammi atterrare su un anello di calamaro gigante.”
Quanta fantasia che ha questa bambina. L’anello di calamaro… ci mancava solo questa. Non so a cosa si riferisca, forse a Rangiroa, ad ogni modo lo scoprirò solo domani. Per me, per ora e fino ad ora, l’anello di calamaro ha sempre avuto un significato solo: felicità.
Maruru Moana, per avermi fatto vedere la tua terra attraverso i tuoi occhi da orientale.
Maruru Polinesia, per avermi regalato questo scorcio di paradiso.


Ana

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