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13/11/2016 - LA MIA CALIFORNIA

Beep-beep-beep. Il suono della sveglia delle sei del mattino entra prepotentemente nelle mie orecchie e si fa sentire, ma io non sono psicologicamente ancora pronta per lasciare questa incantevole Parigi. Stavo sognando così profondamente: luci che illuminano la Tour Eiffel, sapore del pain au chocolat caldo, artisti di Montmartre, mmmh…lo sguardo infuocato di Ana, capospedizione, mi riporta in un attimo alla realtà e mi fa capire che siamo in ritardo. Ho sempre odiato svegliami presto. Ok Michela, concentrati. Marsupio, cappello, radio: ci sono. Spazzolino, orologio, lucchetto per il bagaglio: ok. Taccuino…oh no, il mio taccuino! Tiro un profondo respiro di sollievo vedendo Ana porgermelo, aggancio la targhetta con il mio nome intorno al manico del borsone e ho tutto. Voliamo letteralmente in California, babies. Let’s go!
Mentre salgo a bordo dell’aereo penso a quanto sono agitata per il fatto di poter toccare il suolo della West Coast e di poter vedere con i miei occhi il mondo che ha segnato la mia adolescenza con i suoi telefilm, da OC a Beverly Hills 90210.
Avete presente quando aspettate una cosa da così tanto tempo che avete quasi paura che le aspettative superino la realtà temendo quasi di esservi illusi? Ecco, un po’ così. Per me la California era fatta di ville con ampi giardini curati, piscine e viste mozzafiato come quelle della famiglia Cohen; belle ragazze sui roller, con i loro frullati in mano, che sfrecciano sull’Ocean Boardwalk, il lungomare di Venice Beach, o, ancora, eleganti signore che, con la loro falcata perfetta, a suon di ticchettio di un tacco dodici, percorrono Rodeo Drive a Beverly Hills, a caccia dell’abito perfetto, magari da Prada o da Escada. Beh, ora che l’ho vista con i miei occhi mi sento in dovere di dirvi che la California è tutto questo…e molto di più.
Come in un film, si sfreccia sull’infinita US 101, baciate dal sole e con il vento tra i capelli, costeggiando la costa, premendo sull’acceleratore e sentendo il rombo del motore crescere sempre di più. E’ incredibile come, appena lasciata la periferia di Santa Barbara, o di qualsiasi altra città californiana, il paesaggio assuma una sfumatura quasi surreale: un'unica lunga retta centrale, la strada, e tutto intorno una distesa infinita di terra bruciata. Ci siamo solo noi on the road. Il silenzio regna sovrano, insieme a una nube di polvere che si eleva ogni volta che transita un camion o un vecchio pulmino, stile Westfalia.
Mi tornano alla mente Jack Kerouack e i suoi della Beat Generation che, negli anni cinquanta, vagavano a piedi lungo la freeway tra autostop non concessi e macchine scassate.
La California è questo: è la fine dei pregiudizi e di un intero continente, l’estremità di un confine, notti brave in cui i giovani cercano il significato assoluto della vita. È sole e libertà. Beh, lo stesso Kerouack scriveva – la California è candida come bucato e ha la testa vuota.
Come nostra prima tappa californiana abbiamo scelto, non a caso, Venice, la Venezia americana, un quartiere ideato a tavolino da Abbot Kinney, magnate del tabacco, con lo scopo di creare un’area ricreativa, con veri e propri canali, per i ricchi della zona. Beh, Abbot ci aveva visto lungo perché è, ancora, di fatto, un enorme parco giochi: un insieme di skatepark, campi da basket, palestre all’aperto, chupa chups, minigonne e tutto ciò che riguarda la cultura pop del nuovo millennio. Ciò che sorprende è la quantità di personaggi bizzarri (artisti di strada, pittori, cartomanti, personaggi singolari) e il mood rilassato con cui si vive la vita. Venice sa d’incenso, di giovani accampati sulla spiaggia, senza un tetto, che sorridono attorcigliandosi un rasta, mentre gli speciali Green Doctors sono a disposizione per eseguire diagnosi e somministrare cure, tramite la magica erba verde, per certi versi legale qui. La California è stata, ed è ancora oggi, la patria dei movimenti anticulturali americani: non a caso il murales della Venere di Botticelli domina la spiaggia di Venice, rivisitata e moderna, con la pancia scoperta e i calzettoni di spugna fino al ginocchio.
Sapete, molti studiano come allungare la vita quando invece dovrebbero allargarla: tutti qui sono aperti e disponibili, dai surfisti che sono disposti a dare lezioni, anche gratis, fino alle cameriere dei ristoranti.
A proposito di coccole e accoglienza, a novanta km da Los Angeles scopriamo una piccola gemma che sapora di Spagna, Santa Barbara, proprio lì dove le montagne di Santa Ynez incontrano il Pacifico. Una culla dai tetti rossi e dai muri in stucco, dal buon vino e dai giardini fioriti.
Non posso nascondere che il mio cuore, sia stato letteralmente conquistato da questa dolce località e dai suoi tramonti, così caldi e poetici.
Viaggiando in direzione di Los Angeles spaventa, invece, come le corsie dell’autostrada si moltiplichino chilometro dopo chilometro, sempre più affollate e grigie, in contrasto con gli aquiloni colorati dei kitesurf che si elevano, luminosi, sull’oceano.
Gli homeless si affiancano di continuo al finestrino dell’auto nei fondi metropolitani, spesso molto bui e tristi, in contrasto con lo scintillio mondano e pazzo di Hollywood.
La città degli angeli è tutta un set cinematografico, un faro che illumina la notte dove c’è sempre musica, a tutte le ore. Come non sentirsi VIP per qualche istante camminando sicure sul mitico Walk of Fame, scintillante marciapiede, dalle stelle rosa, dove sono idolatrati i nomi di più di duemila star, da Marilyn Monroe a James Brown? Per qualche istante, sì, perché non è tutto oro quel che luccica.
In questo momento sono letteralmente con la testa tra le nuvole, avendo appena agganciato la cintura di sicurezza e preso nuovamente l’aereo. Le hostess sorridenti della compagnia Air Tahiti, vestite con un abito insolito, lungo e a fiorellini, mi porgono un frangipani, da porre dietro all’orecchio, simbolo del paese. Quanto amore. Mi godo per l’ultima volta il panorama luminoso di questa sfavillante Los Angeles dal finestrino, per qualche istante, prima che l’aereo mi porti più in alto e sparisca, lasciando spazio a una coltre morbida di nuvole. Bye-bye LA, Polinesia arriviamo!

Michela

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