1A CLASSE - ALVIERO MARTINIRICOLARTL 102.5HOTELPLANMITSUBISHISHISEIDOAITRTOURING CLUB ITALIANOESERCITO ITALIANO

CONDIVIDI

13/11/2016 - LA MIA CALIFORNIA

Sei anni, sette al massimo. Occhi da orientale, pantaloncini di jeans, camicia a scacchi con le maniche tirate su. Calzettoni bianchi a metà polpaccio, immancabile cappellino con frontino rigido, come i grandi. Grinta ed energia da vendere. La sua casa è lo skate park di Venice Beach e lei è una delle bimbe più belle che io abbia mai visto.
I lunghi capelli castani si muovono a ritmo con la sua tavola su quattro ruote.
E’ domenica mattina, non deve andare a scuola e può dedicarsi alla sua passione.
Incrocio con il mio sguardo i suoi occhi luminosi e il suo sorriso sincero e disarmante. Parte per un half pipe in mezzo a ragazzini che sfrecciano ad alta velocità ma lei non ha paura di niente. Si esibisce con salti degni di un campione e poi torna tra i suoi amici che la accolgono tra gli applausi. Io rimango basita e rivedo in loop la prodezza di questa bambina prodigio quando mi sento tirare per la camicia. E’ lei che mi chiede curiosa chi sono e cosa ci faccio a casa sua. Cerco di spiegarle ma lei mi precede raccontandomi della sua famiglia, dei suoi fratelli, dei suoi nonni e soprattutto dei suoi amici! Mi dice di seguirla perché mi vuole portare alla scoperta della sua città. Rapita da questo fare spavaldo obbedisco e mi incammino, ma mi fa una sorpresa e mi porta uno skateboard: così sei proprio come me!!
Iniziamo dal Venice Boardwalk, che tutti conoscono come Ocean Front Walk, dove lei la fa da padrone. La salutano tutti, e lei ricambia sfoggiando quei dentini che per poco non sono ancora da latte!
Il musicista accorda un vecchio pianoforte che non si capisce come faccia ancora a funzionare, non alza mai lo sguardo se non quando vede noi. Fa un cenno con il capo e si rituffa nei tasti bianchi e neri.
Tre giovani ragazzi tutti muscoli intenti a scolpire il proprio corpo nella palestra a cielo aperto dove si dice che abbia iniziato Schwarzenegger, si bloccano di colpo sugli attrezzi e ci sorridono.
Due squadrette improvvisate di cestisti che corrono su e giù per il campetto di cemento che costeggia l’oceano si interrompono e ci lanciano una palla. Questa volta la prendo io, e cerco di fare canestro da tre, la mia specialità. Vedi piccola nanetta che ti so stupire anch’io??!?
Un’anziana signora che legge i tarocchi.
Un vecchio fotografo che vende le sue foto in cambio di qualche dollaro.
Una cantante improvvisata alla ricerca di un po’ di fama e gloria.
Un gruppo di artisti di strada che tra un’esibizione e l’altra si danno il cambio a tenere in mano una canna da pesca. Che fate ragazzi? Risposta: “we are fishing for a change”. Nient’altro da aggiungere.

Arriviamo praticamente al molo di Santa Monica. Dove l’atmosfera è magica per la sua storia ultracentenaria, per la famosa ruota panoramica e per il panorama mozzafiato. Ma il tutto è reso ancor più suggestivo dal fatto che sia proprio qui che finisce la Route 66. Percorre 2.448 miglia, parte da Chicago, attraversa otto stati e dopo quasi cinquemila chilometri si tuffa nel Pacifico!
Qui la mia amica dice di essere arrivata alla fine del suo territorio, oltre non le è più consentito andare, mi suggerisce di fare una capatina a Hollywood, un rapido passaggio in Rodeo Drive e se riesco di provare un’esperienza nuova, prendere il treno per Santa Barbara! Obbedisco anche adesso, la saluto e la ringrazio e, mentre lei torna alle sue evoluzioni nello skate park, io mi siedo sulla panchina del molo a pensare. Le assi di legno scricchiolano sotto al peso e ai piedi dei passanti, in fondo sono lì, immobili, dal 1909.
Hollywood, Beverly Hills, Santa Barbara…. Sono tutti luoghi che mi tornano in mente perché li ho già visti qualche anno fa. Con la carovana abbiamo risalito tutta la California. Ricordo le risate fino alle lacrime, ricordo il granchio al molo, ricordo la nostra stella sulla Walk of Fame e le passeggiate su Rodeo drive. Per non parlare della vita in stile “Beverly Hills 90210” proprio come nel telefilm… quella ero io qualche anno fa. Un po’ più giovane, un po’ diversa, ma sempre me stessa.
Mi godo il tramonto e penso a casa. Per la prima volta vorrei essere altrove. Per la prima volta mi sento incompleta. Il molo di Santa Monica mi ha sempre trasmesso questa sensazione di velata malinconia. Una lieve nostalgia che mi fa emozionare e commuovere.

Ana

Scroll