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04/11/2016 - LA MIA PARIGI

Sono arrivata al giro di boa anche io. Da Dubai a Milano, per recuperare un pick up e due nuove compagne di viaggio e via… destinazione Parigi.
La prima tappa di questo mio nuovo lungo viaggio è però in Svizzera, e più precisamente a Ginevra, dove Chiara, Michela ed io ci fermiamo per andare alla scoperta di questa affascinante città elvetica che al mondo di Donnavventura è ancora sconosciuta. Ci perdiamo tra le viuzze in ciottoli della città alta e sogniamo ad occhi aperti guardando le vetrine degli esclusivi negozi sul lungolago. Jolly però scalpita e i chilometri da fare sono ancora tanti, il cielo un po’ plumbeo e grigio sembra dirci che è ora di andare e i cartelli “France” ci invitano a guardare avanti, verso un altro stato di questo giro del mondo.
Arriviamo nella capitale francese che ormai è buio; il traffico dei giorni di festa ci accoglie nelle tarde ore di un pomeriggio autunnale che ci regala uno scorcio della vista sull’ Opéra mentre procediamo in direzione di Rue de Milan, sarò proprio dietro all’ Académie royale de musique, fondata nel 1669 per volere di Colbert, che soggiorneremo in questa nostra avventura parigina. Arrivo a casa e la stanchezza di due giorni di viaggio prende il sopravvento. Accendo l’abat jour, leggo qualche pagina della mia guida ma poi le palpebre si fanno pesanti e gli occhi iniziano a chiudersi. Morfeo mi accoglie tra le sue braccia ed io mi lascio cullare dalla piacevole sensazione di calore e morbidezza del mio piumone e affondo la testa in mezzo ai cuscini. Che il sogno abbia inizio…
Il pick up si trasforma all’improvviso in una Citroën 2 CV-deux chevaux.
Nata per motorizzare un Paese in via di ricostruzione, la 2CV divenne ben presto uno stile di vita, grazie al suo look retrò ma simpatico al tempo stesso, che seppe attirare intere generazioni di appassionati ed è, ancora oggi, un'auto ricordata con molto affetto e nostalgia.
Durante gli anni del movimento hippy divenne uno dei veicoli-simbolo dell'epoca. Ovviamente quella del mio sogno è gialla, sia perché sono particolarmente affezionata a questo colore sia perché è gialla la sua versione limitata 007, utilizzata nella saga dei film di James Bond che permetteva al protagonista, nonostante diversi ribaltamenti, di continuare la sua corsa e sfuggire agli inseguitori.
L’equipaggio della mia 2CV non è più composto da Chiara, Michela e me, ma da Rémy, Amélie e Dora l’esploratrice. Ognuno dei protagonisti del mio sogno ha un particolare legame con Parigi.
Amélie lavora come cameriera in un bar di Montmartre e la sua vita scorre serena tra il lavoro e alcuni piacevoli passatempi che riempiono la sua quotidianità, come spezzare la crosta della Crème Brulèe col cucchiaino, far rimbalzare i sassi sul Canal Saint-Martin o immergere le dita nei legumi.
Rémy è un piccolo topolino con un grande sogno.
Adora cucinare, mangiare bene e mettersi alla prova.
Dora l’esploratrice è una bambina curiosa, con il sorriso stampato sul viso e il volto sempre allegro.

Guida sempre Amélie ma a turno ognuno di loro decide di andare in un luogo diverso. Si passa così da Notre Dame agli Champs-Élysées, da Place des Vosges a Rue de Rivoli, dai giardini delle Tuileries al Louvre, dal Moulin Rouge alle Galeries Lafayettes, dal centre Pompidou a Place de la Concorde. Ma prima che faccia buio ognuno di loro può condurre gli altri in un posto, uno solo: questo è il patto.

Inizia Dora. Lei, che ha sempre gli occhi rivolti verso il cielo per catturare con lo sguardo tutto ciò che le sta intorno, decide che la sua meta è la Basilica del Sacro Cuore. Situata sull’estremità più alta di Parigi, nel centro di Montmartre, la basilica bianca nasce come simbolo di fiducia nel confronti della Francia e dei francesi all'indomani della sconfitta nella guerra franco-prussiana. La sua costruzione iniziò nel 1875 per terminare solo nel 1920.
La magia che caratterizza questo luogo, che dopo la Tour Eiffel e la Tour Montparnasse è il più alto della città è unica, quasi quanto l’atmosfera che pervade le strade di Montmartre. Poeti, artisti e scrittori, da Picasso ad Apollinaire, contribuirono ad alimentare il mito di questo quartiere di Parigi, cresciuto a pane e arte.


E’ il momento di Rémy. Curioso e mangione per natura, decide che la sua meta è il quartiere di Belleville. Situato nella parte settentrionale del XX arrondissment, questo quartiere è un perfetto esempio di integrazione razziale. Basta guardarsi intorno e percorrere le vie e i vicoli che circondano Rue de Belleville per rendersi conto che passeggiare in questa zona è come fare il giro del mondo restando in un raggio di una manciata di chilometri. Botteghe e negozi vendono prodotti provenienti da Paesi lontani, animati ristoranti propongono pietanze prelibate che vengono tanto dalla lontana Asia quanto dal più vicino Medio Oriente, dall’Africa Settentrionale al Vietnam, dall’Italia alla Cina, dalla Turchia al Giappone. Etnie e culture diverse vivono insieme in una realtà multiculturale e multietnica caratterizzata da convivenza pacifica, vivace e colorata.

Ultima tappa proposta da Amélie: Place Vendôme. Ha qualcosa di regale nel suo nome, così come elegante e regale è anche il suo aspetto, forse grazie alla regolare uniformità simmetrica degli edifici che vi si affacciano. Fu fatta costruire da Luigi XIV con un decreto firmato 1686, per accogliervi la Biblioteca Reale, le Accademie e una sua statua equestre, analogamente a quanto aveva fatto Enrico IV a Place Dauphine.
La statua di Luigi XIV venne abbattuta e fusa durante la Rivoluzione francese e successivamente sostituita dalla colonna di Austerlitz.
A partire dall'epoca del Secondo Impero la piazza divenne un luogo di richiamo per i più importanti gioiellieri parigini, che ancora oggi hanno le proprie vetrine in questo luogo. Il civico n.15 accoglie l'Hotel Ritz, inaugurato nel 1898, dove vennero ospitate numerose personalità in visita a Parigi: qui Marcel Proust organizzò un grand diner e Coco Chanel visse dal 1931 in una suite fino alla sua morte, pare addirittura che la geometria della sua forma ottagonale ispirò il profilo della bottiglia e del tappo del famoso profumo Chanel nº 5.

Il giro con la 2CV è finito, i personaggi del mio sogno sono stanchi e provati da una visita tanto frenetica quanto affascinante di questa città che è una continua scoperta. Romantica e nostalgica al tempo stesso. Dolce e amara, bella e contradditoria.
E’ meglio lasciar andare Dora, Rémy e Amélie. E’ tempo di riaprire gli occhi. E’ ora di vivermi la mia Parigi.

Ana

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