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27/10/2016 - LA MIA THAILANDIA

Ed ecco finalmente il giorno che aspettavo da tanto: volo diretto per Bangkok. Da tempo sognavo di visitare questo territorio, la Thailandia l’ho sempre immaginata come una meta lontana, un sogno nel cassetto da realizzare prima o poi. E così, il mio momento era arrivato, e senza neanche accorgermene mi ritrovavo immersa nella metropoli.

Ad aspettarci all’aeroporto, incontriamo la nostra guida thailandese che ci accoglie con un sorriso sincero e si presenta come Ringo Star, per gli amici, Ringo. In quel momento, per me, la Thailandia era lui: con i suoi modi di fare buffi, il suo italiano storpiato e la sua voglia di coinvolgerci in una realtà nuova e diversa.

Nei giorni seguenti ho cercato di immettermi il più possibile nella cultura e nelle tradizioni di questo paese.
Ho adorato transitare tra una bancarella e l’altra al mercato galleggiante: lì i venditori dai grandi cappelli di paglia cercano di avvicinarti in tutti i modi vendendo parei, portachiavi, frutta tropicale o altro cibo cucinato al momento.
Sono rimasta incantata di fronte al Royal Grand Palace, la residenza ufficiale dei re della Thailandia. Il complesso è composto da numerosi edifici e templi, ognuno diverso e speciale, ma tutti estremamente adornati e curati nel minimo dettaglio. Ciò che colpisce è lo sfarzo contenuto all’interno delle sue mura in netto contrasto con la semplicità della vita appena fuori da lì.
Infatti, è tra le strade che si scopre una Bangkok più autentica: quella dei tuk tuk che con pochi euro ti portano ovunque, quella delle bancarelle gastronomiche a ogni angolo, quella del suo popolo sempre sorridente che ti saluta abbassando il capo ed esclamando “Sawadee kha”.

Questa realtà “genuina” l’ho ritrovata anche nel sud del paese. Infatti, dopo la settimana nella capitale ci siamo spostate verso Phuket. Il paesaggio qui è completamente diverso: si abbandonano le strade trafficate della città e si trovano spiagge dorate e mare cristallino. Noi ci muovevamo in barca, talvolta con motoscafi veloci, altre volte con tipiche imbarcazioni in legno. Abbiamo visitato ogni giorno un’isola diversa, tra cui: Koh Yao Noi, la famosa Phi Phi Island, Chicket island, Koh Samui, Koh Tao. Ci siamo inoltrati per scoprire le bellezze e le particolarità di ognuna: da un lato gli splendidi resorts dall’altro gli umili villaggi dei pescatori, le piantagioni di noci di cocco, gli alberi della gomma, le case rudimentali.
Mi ha colpita l’incontro con un bambino a Phi Phi Island. Tornava dal mare durante la bassa marea con una rete ricca di pesci sguazzanti sulle spalle, avrà avuto non più di dodici anni e quella rete era più grande di lui. Da un lato c’era il nostro hotel splendido e dotato di ogni confort; dall’altro lui, direttamente dal mare, con i suoi pesci appena pescati e la sua giovinezza. Questa è la Thailandia, dove ricchezza e povertà si alternano senza vie di mezzo.

Scrivo con un velo di amarezza, perché questo luogo dai mille volti mi è rimasto dentro e avrei voluto vivermelo ancora di più.
Ricorderò i colori accesi, le strade affollate di Bangkok, i fiori, i sorrisi sinceri, l’entusiasmo del suo popolo. Sono le persone a fare i paesi e sono i thailandesi a rendere questa terra così speciale.

Paola

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