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16/10/2016 - SINGAPORE

Singapore è una città che conoscevo davvero poco e non sapevo cosa aspettarmi dalla mia permanenza. Così, l’ho scoperta giorno dopo giorno, senza pregiudizi, camminando nei suoi quartieri contrastanti, immergendomi nel verde che la caratterizza, parlando con i suoi abitanti.

A lungo è stata considerata un semplice scalo senza interesse ma la forte ambizione l’ha portata a “rinascere” nel 1965, anno della sua indipendenza. Oggi, grazie a una crescita pianificata, è considerata uno dei paesi con il miglior livello di vita al mondo.

È definita l’”enfant prodige” di tutto il Sud-est asiatico perché è giovane, continuamente in via di sviluppo, dinamica. È un’isola-città-stato in cui tutto funziona, almeno in apparenza, perfettamente: è il quarto centro finanziario al mondo, ha un sistema giuridico sofisticato ed efficiente che la rende una città sicura, le strade sono pulite e anche il sistema educativo è tra i migliori al mondo.

Se è vero che di primo impatto si notano le sue strutture architettoniche avanzate e futuristiche che ricordano le metropoli occidentali, basta addentrarsi per le vie per scoprire la sua vera anima multietnica. Cinesi, malesi, indiani ed euroasiatici vivono qui in perfetta sintonia, in una grande comunità di stranieri. A Singapore si parlano quattro lingue ufficiali e le moschee convivono accanto ai templi hindu e taoisti, esistono indiani che sono musulmani, malesi che sono cattolici, occidentali che pregano nei templi buddisti.
Chinatown è il quartiere più antico della città, fatto di negozietti e bancarelle gastronomiche, un luogo affascinante che contrasta con il design e la modernità del resto della metropoli.

Marina Bay invece è il cuore di Singapore, fatta di grandiosi edifici coloniali, meraviglie architettoniche, musei e parchi, vivaci ristoranti e club lungo il fiume. Da qui si può ammirare l’audacia del Marina Bay Sands: un grande complesso comprendente hotel, casinò, teatro, centro commerciale e museo. Singapore non si pone limiti.

Una delle sue ultime novità sono i “Gardens by the bay”: i giardini botanici del futuro che raggruppano oltre 200 mila specie di piante. La parte più suggestiva dei giardini sono i SuperTree: super alberi artificiali alti fino a 50 metri ricoperti di vegetazione e pannelli solari che garantiscono l’autonomia energetica dei giardini.
Ma il verde si può trovare anche nei Botanic Gardens dove si possono osservare centinaia di specie diverse di orchidee o per le Heritage Roads, strade nel mezzo di riserve con piante centenarie.
L’aspirazione di Singapore è quella di diventare una Garden city ossia riuscire a far convivere natura, architettura e urbanistica. Di primo impatto può sembrare un paradosso ma dopo una settimana qui penso che Singapore abbia davvero superato se stessa.

Questa città ha saputo reinventarsi, rinnovarsi e rappresenta oggi un meraviglioso mix di gente e culture, tradizioni e cucina, tecnologia e sostenibilità. È un’esplosione di creatività in ogni ambito, che sia quello urbanistico, gastronomico o architettonico. Una città che merita di essere vista e vissuta in ogni sua sfaccettatura.

PAOLA

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