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05/10/2016 - LA MIA DUBAI

La vedo da lontano, riesco a scorgere la sua figura sinuosa in controluce e ne rimango incantata. Elegante e raffinata, la sua silhouette assomiglia al grattacielo più alto del mondo, il Burj Khalifa, 828 metri e 160 piani. Cammina ostentando sicurezza, la sua falcata è ampia e determinata, i tacchi la rendono ancor più assottigliata. Uno slancio e una propensione verso l’alto che sono metafora della sua ambizione e della strenua volontà di imporsi sempre più nel panorama internazionale. Ma è comunque molto giovane, avrà più o meno quarant’anni, forse poco più… è trendy e casual. Attenta alle necessità dei suoi coetanei e anche dei millenniers, i figli del nuovo millennio.
E’ colorata, come le roulotte di Last Exit, un’area di servizio che sembra uscita direttamente dai film americani. Dove si respira l’aria magica della Route 66. Baracchini di finger foods la fanno da padrone, in un contesto molto anomalo: il deserto degli Emirati.
Procede sul marciapiede del JBR, il cuore pulsante della movida notturna, dove nella notte le luci dei ristoranti si confondono con il fumo proveniente dalla shisha che fumano le ragazze pronte a godersi la loro ladies night del giovedì sera.
Ogni tanto si ferma a scambiare qualche chiacchiera con conoscenti, amici, parenti. Ne ha tantissimi, molti dei quali sono stranieri, a dir la verità più del 90%.
Poi si infila dentro ad un centro commerciale, è lì che spesso si incontrano le persone; lì o nelle hall dei grandi alberghi. Saluta da lontano gli addetti alla sicurezza, che ormai la conoscono molto bene, ed io continuo a seguirla da lontano osservando ogni suo singolo passo. Sparisce per un attimo, sotto al tunnel di un grande acquario dove migliaia di pesci nuotano indisturbati, e dove sicuramente quelli che saltano più all’occhio sono razze e squali, ma ci sono anche cernie giganti e banchi di pesci pelagici.
Ricompare dalla parte opposta, per poi correre verso l’uscita, dove alle 6 in punto di venerdì, giorno di festa per il mondo islamico, iniziano a danzare le fontane. Sembrano tante ballerine di danza del ventre che proiettano schizzi verso il cielo fino a 150 metri di altezza al ritmo di canzoni che spaziano dalla musica pop a quella classica, da melodie arabe a note rock.
Il sole sta per tramontare e io non riesco a staccarle gli occhi di dosso. Ha un fascino particolare, difficile da spiegare. Attraversa la strada dal Mall per entrare in un hotel strano, diverso dal solito. Lontano dal lusso sfrenato a cui si associano gli Emirati. La seguo.
Tre parole mi catturano: explore, connect, socialize.
Esplorare: dentro se stessi e fuori dalle mura di casa. Oltre le barriere e i limiti.
Connettersi: con il mondo esterno per vivere appieno le proprie esperienze, utilizzando tutti i sensi.
Socializzare: aprire mente e cuore al prossimo.

Alle pareti quadri, complementi d’arredo, oggetti e fotografie ripercorrono la sua storia. Su uno sfondo arancione campeggia un falco, elegante e regale. La falconeria ha infatti una lunghissima tradizione nell’area, dove storicamente si è affermata come metodo di caccia. L’apprendimento delle tecniche dell’antica pratica venatoria rappresenta tutt’ora una sorta di rito di passaggio per i giovani d’oggi, tanto che la falconeria è stata inserita nel 2012 dall’UNESCO nella lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità.
Giro l’angolo senza alzare la testa, stavo guardando il tappeto sotto ai miei piedi e ci sbatto contro. Mi accorgo che ho perso il cappello, mi scuso, dico che non volevo… cerco le parole giuste per chiedere perdono. Mi precede lei, dice: “nessun disturbo, non importa” e mi porge il cappello, si volta per andare via, poi si rigira un attimo: “molto piacere comunque, mi chiamo Dubai”.
Dubai… penso… che nome strano. Ma affascinante. Grazie Dubai, spero di rivederti presto… ma non faccio in tempo a dirglielo, è già sparita dietro all’angolo, provo a cercarla ma di lei non c’è più traccia.

ANA

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