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DA RAIATEA A RANGIROA

Buongiorno dalla marina di Uturoa! Oggi il team è in fibrillazione perché è giorno di cambiamenti: le Donnavventura lasciano infatti il catamarano e si dirigono all’aeroporto, la Polinesia è grande e ha un sacco di atolli, isole e motu da scoprire: prossima tappa Rangiroa! Ecco che alle 10 l’aereo di Air Tahiti è pronto sulla pista per il decollo, le ragazze salutano l’equipaggio e prendono posto sul volo VT 541 che farà scalo a Bora Bora prima di raggiungere il paradiso di Rangi, come viene soprannominata l’isola dai locali. Già dal finestrino lo spettacolo che si presenta davanti agli occhi delle Donnavventura è incredibile: lingue di terra strette e lunghe, circondate da acque dalle mille sfumature di azzurro e da una straordinaria barriera corallina. Se questo è lo scenario visto dall’alto, le ragazze non osano immaginare la ricchezza e la bellezza offerta dai fondali. Rangi è conosciuta per essere uno degli atolli più grandi del mondo, la sua laguna è così vasta da riuscire a contenere al suo interno l’intera isola di Tahiti; un luogo rilassato e romantico che poco ha a che vedere con la più caotica Papeete o turistica Bora Bora. Atterrate sull’isola, il sole splende e le Donnavventura, armate di cappello, si apprestano a raggiungere la struttura magnifica che le ospiterà per almeno tre notti: il Kia Ora, uno dei più esclusivi resort di Rangiroa. La striscia di motu che ospita il team di Donnavventura è largo solamente 300 m e lungo circa 12 km, insomma un minuscolo paradiso. Il Kia Ora è costituito da una serie di immense capanne o bungalow, alcuni dei quali disposti a filo d’acqua ed altri sparsi tra altissime palme da cocco, ognuno dotato di tetto di paglia, patio con piscina e vasca outdoor ornata di profumati frangipani. Una location rilassante, un po’ diversa dal più avventuroso catamarano dei giorni precedenti. Verso sera le ragazze hanno il piacere di assistere a uno spettacolo di danza polinesiana, una delle forme di espressione più vitali della cultura tahitiana. La danza oltre ad assumere una valenza estetica, funge anche come mezzo per tramandare la memoria del passato ed è una vera e propria esibizione che richiede mesi e mesi di allenamento e di prove. L’atmosfera è calda, le percussioni suonano insieme all’hukulele, alternando danze più energiche, la otea in cui si ancheggiano velocemente i fianchi, a danze più rilassate, come aparima, più fluente. Gonne di paglia, foglie e fiori, ornano i corpi e i capi delle danzatrice, mentre lunghe collane e copricapi quelli degli uomini. Anche le Donnavventura sono chiamate a partecipare alla danza, cercando di ancheggiare al ritmo polineisano…cosa dite, le promuoviamo?

Michela

 
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