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Donnavventura

03/07/2012 - DONNAVVENTURA STORY

E’ bello oggi, dopo tante esperienze, tanto fascino, tanto coraggio, ricordare i primi passi di Donnavventura tra la fine degli anni 80 e i primi anni 90. Allora il Grand Raid, che ha visto succedersi sui teleschermi le affascinanti immagini di viaggiatrici valide e temerarie, non era ancora l’attuale format di successo.
Le sabbie del Sahara hanno aperto la strada a una lunga serie di avvincenti spedizioni e, sino ad oggi, non si può certo dire ci si sia mai annoiati. Libia, Amazzonia, Australia, Patagonia, Marocco, Lapponia, le lunghe spedizioni in sud America ed il Gran Raid nel continente americano dal Messico all’Alaska, e quello che ha attraversato l’Africa Australe (Sud Africa, Mozambico, Malawi, Tanzania, Kenya, Zambia, Zimbawe, Botswana e Namibia) il lungo viaggio in Australia, Papua Nuova Guinea e Nuova Caledonia, il Grand Raid del Sud Est Asiatico (Malesia, Thailandia, Laos, Vietnam, Cambogia, Myanmar – Birmania, Sultanato del Brunei e Borneo) e i recenti Grand Raid del Brasile (Brasile, Amazzonia, Venezuela, Colombia, Panama, Costa Rica, Nicaragua e Honduras), l’Americano lungo la East Coast dalle Bahamas al Québec, l’affascinante Grand Raid d’Egitto: dalle Alpi alle Piramidi, sino al recente Grand Raid dal Madagascar a Dubai, alla scoperta dell’Oceano Indiano.
… mete lontane e affascinanti, luoghi in cui il tempo si è fermato, lungo tragitti inesplorati, verso traguardi insospettabili. E’ quello a cui ambisce ogni vero viaggiatore: superare il proprio limite, tuffarsi, scoprire, trovarsi, con la voce spezzata in gola e un’emozione dentro gli occhi.
Malgrado la fatica, il dolore, il sonno rubato, e i pasti mancati. Malgrado i tanti ostacoli e imprevisti che le protagoniste di Donnavventura hanno dovuto affrontare in tanti anni di avventura: meravigliosa certo, ma non per questo “spassosa” o alla portata di tutti!
E per chi pensa che si tratti di un gioco, per chi non crede davvero alla fatica mostrata, alla paura e al sudore che tante immagini di reportage in questi anni hanno narrato, consiglio vivamente di rivolgere i propri dubbi a coloro che in prima persona ci sono passate. Provate a chiedere loro dove fossero e se vi fossero truccatori, meccanici, assistenti di produzione … nel migliore dei casi si limiteranno a ridervi in faccia, perché quello che si vede di questi viaggi è realmente ciò che accade, senza alcuna mediazione, senza attrici né copioni, soltanto cuore e sudore di queste donne coraggiose, votate alla scoperta per natura o decisione.
Dalla prima spedizione nel deserto sahariano la storia è ricca di ricordi entusiasmanti. E non sarebbe stato certo così speciale se a guidare, a faticare, a cambiare i pneumatici bucati o ad allestire i campi tendati fossero intervenuti soggetti estranei.
Dieci, dodici, anche quindici ore di guida ininterrotta tra i ghiacci, i deserti, le alture (anche più di 5000 mt di quota) il fango, con la sabbia dentro gli occhi, il freddo nelle ossa, il vento che taglia la faccia e che per migliaia di km non solleva altro che sabbia.
In più ad ostacoli e difficoltà legati a natura e specificità di ogni singolo viaggio si aggiunge per ciascun team la rigidità di una disciplina da caserma: vietato l’uso del cellulare, il consumo di sigarette, quello di alcolici (quasi totalmente), e soprattutto la possibilità di astenersi dal “fare”. Non c’è spazio per chi si tira indietro, per chi non collabora e non diviene parte del gruppo!
Ecco perché alla consueta formula dell’inviata, che prevede l’abbinamento di ciascuna ragazza a una singola testata per cui redigere, a fine viaggio, un reportage giornalistico si sono aggiunte, negli ultimi anni, ulteriori mansioni da affidare alle stesse inviate, allo scopo di aumentare il loro coinvolgimento nella realizzazione della produzione in oggetto. C’è chi muove i primi passi da navigatore, consulta il gps e prepara le rotte, chi si cimenta dietro o davanti gli obbiettivi di telecamere e macchine fotografiche, chi prepara il diario di viaggio e i testi documentaristici dei luoghi attraversati, chi ordina e smista il materiale video. Dall’alba al tramonto è un susseguirsi di attività di vario genere, e per qualcuna certamente una grande opportunità di muovere i primi passi nel mondo delle produzioni documentaristiche e dell’audiovideo in genere.
Non mancano i casi di chi, grazie a questa esperienza hanno cambiato completamente stile di vita: giornaliste, cameraman, fotomodelle, annunciatrici che hanno iniziato proprio da qui, sul palcoscenico itinerante e mai banale di questi set imprevedibili e affascinanti.
Proprio perché non è possibile intraprendere una simile impresa senza esserne davvero all’altezza, le selezioni si sono fatte di anno in anno più ostiche, al fine di testare realmente preparazione e motivazioni delle numerose aspiranti. Necessità imposta ormai anche dal numero esorbitante e sempre crescente di richieste inoltrate. Sono state registrate più di 110 mila domande!
Non si ferma l’attività di preselezione per individuare le finaliste che si contenderanno i posti previsti per il prossimo viaggio targato Donnavventura: stiamo cercando 6 neoreporter veramente speciali, in grado di affrontare 120 giorni filati di viaggio! Un bel traguardo paragonato con i 15 totali di 23 anni fa!
Per chi ama le sfide, ha un sogno nel cuore, e non vede l’ora di realizzarlo DONNAVVENTURA potrebbe essere davvero una grande opportunità e l’occasione per misurarsi con se stessa e con gli altri.
Un viaggio alla scoperta, non solo esteriore, di ciò che in altro modo sarebbe impossibile ripetere: terre lontane, culture sconosciute, popoli, usanze, animali, paesaggi.
Se è questo che desideri affrettati… le selezioni sono già iniziate!
E per quelli che l’avventura preferiscono guardarla, non perdetevi il prossimo ciclo di puntate in onda il prossimo inverno su Retequattro.
Noi, come sempre, faremo il massimo per non deludervi!


Daniela De Pedrini, protagonista di Donnavventura 2002